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Nei mini-enti co.co.co. anche senza turnover

del 16/04/2011
di: La Redazione
Nei mini-enti co.co.co. anche senza turnover
Via libera alle co.co.co nei piccoli comuni. Fermo restando il limite della spesa del 2004, gli enti con meno di 5.000 abitanti (e per questo non soggetti al patto di stabilità) possono instaurare rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, o a progetto, anche se non vi siano state cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato nell'anno precedente. Ma dovranno ricorrere tre condizioni. Innanzitutto le co.co.co. dovranno rappresentare una soluzione temporanea in attesa che venga realizzata «un'adeguata programmazione del personale e una riorganizzazione degli uffici anche in forma associata». Poi si dovrà assicurare che l'esercizio di funzioni pubbliche essenziali sia garantito prevedendo la presenza in organico di «personale adeguato e qualificato». E infine il ricorso alle co.co.co. non dovrà rappresentare un sotterfugio per eludere i limiti di spesa previsti in tema di contenimento della spesa pubblica e in particolare in materia di consulenza. Sono questi i tre paletti che le sezioni riunite di controllo della Corte dei conti hanno posto dando di fatto il via libera alle collaborazioni nei mini-enti.

Con la delibera n. 20/2011, la Corte ha posto un punto fermo in una querelle che fino ad ora ha visto le sezioni regionali di controllo fronteggiarsi con interpretazioni opposte delle norme in materia di turnover. I fautori di un orientamento più favorevole ai piccoli comuni hanno optato per una lettura testuale delle disposizioni (commi 557-562 della legge n. 296/2006) che escluderebbe l'estensione dei paletti ai rapporti di lavoro a tempo determinato.

Viceversa, i sostenitori della tesi più restrittiva (da ultimo si veda la decisione della Corte conti Lombardia su ItaliaOggi del 13/4/2011) hanno finora puntato sui benefici effetti finanziari che un'interpretazione a maglie strette avrebbe avuto sulla spesa per il personale.

Le sezioni unite hanno accolto la prima tesi, privilegiando il dato letterale della norma che pone paletti solo alle assunzioni a tempo indeterminato. A favore di questa conclusione depongono ragioni essenzialmente di buon senso. «Sarebbe irragionevole», scrive la Corte, «ritenere che gli enti che hanno un numero ridottissimo di dipendenti possano intraprendere nuovi rapporti di co.co.co. nei limiti delle cessazioni riferite all'anno precedente». Perché in questo modo si determinerebbero «effetti paradossali sul buon andamento dell'attività amministrativa locale». Esattamente quanto stava per accadere al comune di Rovegno, piccolissimo centro (solo 580 abitanti) della provincia di Genova, che si è rivolto alla sezione regionale di controllo della Liguria per chiedere il via libera a stipulare una co.co.co. con un geometra esterno. Il professionista avrebbe dovuto reggere da solo un ufficio tecnico che diversamente sarebbe stato totalmente scoperto, visto che la pianta organica del comune era costituita da quattro dipendenti di cui due part-time. E, in assenza di cessazioni nell'anno precedente, l'ente non avrebbe potuto assumere altro personale. La decisione delle sezioni unite fa tirare un bel sospiro di sollievo ai piccoli comuni, chiamati però a spingere decisamente sull'acceleratore dell'esercizio associato di funzioni. Nella parte finale della delibera, la Corte conti ha infatti auspicato che le regioni provvedano presto a individuare la dimensione geografica ottimale per l'esercizio associato delle funzioni fondamentali. Ricordando come questo sia ormai un obbligo di legge per effetto del dl 78.

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