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Si impugna il no all'interpello

del 16/04/2011
di: di Debora Alberici
Si impugna il no all'interpello
L'interpello con il quale il contribuente chiede la disapplicazione della norma antielusiva sbarca nel contenzioso tributario. Il cittadino potrà infatti impugnare davanti alla ctp, legittimata a decidere anche nel merito, il rifiuto dell'amministrazione finanziaria e ottenere così la disapplicazione della norma, in questo caso della dual income tax, dimostrando che l'operazione da lui attuata non è abuso di diritto.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8663 depositata ieri, ha affermato un importante principio di diritto e ha accolto il ricorso presentato da tre istituti di credito contro il diniego del fisco di disapplicare una norma antielusiva, la dual income tax.

In particolare la ctr Toscana dovrà riconsiderare il caso alla luce del principio per cui «le determinazioni del Direttore regionale delle Entrate sulla istanza dei contribuente volta ad ottenere il potere di disapplicazione di una norma antielusiva ai sensi dell'art. 37 bis 8° comma dpr n. 600 del 1973, costituiscono presupposto necessario ed imprescindibile per l'esercizio di tale potere». Insomma, ha aggiunto il Collegio, «le determinazioni in senso negativo costituiscono atto di diniego di agevolazione fiscale e sono soggette ad autonoma impugnazione ai sensi dell'art. 19, I comma, lett.h del dlgs n. 542 del 1992». Tale atto rientra tra quelli tipici previsti come impugnabili da detta disposizione normativa, e pertanto la mancanza di impugnazione nei termini di legge decorrenti dalla comunicazione delle determinazioni al contribuente ai sensi dell'art.1, comma 4 dm 19-6-1998, n, 259, rende definitiva la carenza del potere di disapplicazione della norma antielusiva in capo all'istante. Il giudizio innanzi al giudice tributario a seguito della impugnazione si estende al merito delle determinazioni impugnate. La decisione di cui alla sentenza impugnata pertanto non solo è assunta in violazione dei principi giuridici enunciati sulla applicabilità dell'ari, 19 cit. ai fini della impugnazione del diniego, ma manifesta carenza di motivazione limitandosi ad enunciare che la non impugnabilità del provvedimento menzionato deriva dalla non assimilabilità dell'atto ad un divieto di agevolazione fiscale sul solo elemento concreto della assedia esistenza di una posizione di interesse legittimo del contribuente senza spiegare i motivi di tale affermazione, facendo poi un non comprensibile accenno ad argomenti presuntivi dati per presupposti».

Insomma, ed ecco un altro aspetto fondamentale della sentenza, il diritto del contribuente a vedere disapplicata, ove ne ricorrano le condizioni, la norma antielusiva, è soggettivo e non può essere declassato a mero interesse legittimo.

È infatti evidente, dice Piazza Cavour, la sussistenza dell'interesse ad agire, in quanto l'azione giurisdizionale è diretta ad eliminare un effetto sfavorevole non altrimenti evitabile, «atteso che in mancanza di assenso dell'organo a ciò deputato la disapplicazione della norma elusiva diventa illecita, con le relative conseguenze: né sarebbe praticabile la via indicata nella sentenza di primo grado, di impugnare il silenzio rifiuto da parte della Amministrazione alla istanza di rimborso della somma versata in eccedenza in forza della norma antielusiva, dimostrando in giudizio l'assenza di elusività della operazione, in quanto il rigetto della istanza di interpello renderebbe in ogni caso non disapplicabile la legge sfavorevole vanificando la pretesa del contribuente». E non è finita qui. La Ctp chiamata a decidere sul rifiuto del fisco può entrare nel merito e decidere se applicare o meno la norma antielusiva.

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