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Sicurezza lavoro, tempo di bilanci

del 15/04/2011
di: di Cinzia Frascheri - responsabile nazionale Cisl per salute e sicurezza sul lavoro e componente uff
Sicurezza lavoro, tempo di bilanci
A distanza di tre anni (9 aprile 2008) dall'emanazione del dlgs n. 81/08 s.m. e a due anni (17 marzo 2009) dall'insediamento della Commissione consultiva permanente (così come prevista dall'art. 6, del dlgs n. 81/08 s.m., quale principale organo istituzionale, a livello nazionale e a composizione tripartita, in materia di salute e sicurezza sul lavoro) se è inappropriato giungere a «facili» conclusioni correlando il (lieve) calo registrato nel numero degli infortuni gravi e mortali con l'operato svolto a livello nazionale sui temi della prevenzione, innegabile ed pienamente apprezzabile è l'impegno profuso (e i risultati raggiunti), in modo condiviso, da parte di tutti gli attori della prevenzione nazionale (istituzioni e parti sociali).

Con il varo del dlgs n. 81/08 s.m. se finalmente veniva portato a termine il progetto di giungere a un testo normativo che potesse riassumere, in modo armonico e attualizzato, l'intera produzione legislativa italiana in materia di salute e sicurezza sul lavoro (dopo circa trent'anni dalla Riforma sanitaria che ne aveva già auspicata la realizzazione e dopo quattordici dal dlgs n. 626/94), si ponevano concretamente anche le basi per un nuovo impianto concettuale e modello prevenzionale che però non avrebbe trovato inizio e fine nel testo legislativo, ma che avrebbe richiesto un lungo percorso di decretazione successivo e, pertanto, di prolungato lavoro.

Considerando la data del 3 agosto 2009 il concreto momento di avvio dell'applicazione delle nuove disposizioni del dlgs n. 81/08 s.m. (tenuto conto che fino alle modifiche apportate con il dlgs n. 106/09 alcuna concreta attuazione era stata avviata), il tempo di vigenza trascorso fino ad oggi si concentra in un complessivo anno e mezzo. Un periodo che, pur non estremamente lungo, ha sicuramente rappresentato il terreno fertile per importanti interventi regolativi realizzati grazie a una volontà e opera sinergica che, pur non evitando il confronto costante (anche duro) tra posizioni diverse, ha potuto di certo contare sull'energia positiva che tutti gli attori nazionali della prevenzione hanno inteso, fin da subito, spendere per il raggiungimento di importanti risultati; quest'ultimi ottenuti, in primo luogo, a seguito del presidio continuo da parte di tutti dei lavori nei nove comitati tematici istituiti, su base legislativa e mandato ministeriale, per svolgere i lavori preparatori per l'attività di redazione della normativa da completare.

Ma se all'impegno complessivo va riconosciuto un merito, è al carattere operativo dei prodotti che si stanno realizzando che va il vero plauso. Lontani dai tempi della mera retorica, sul livello nazionale, in tema di prevenzione e tutela dei lavoratori/trici, i recenti risultati puntano a fornire al mondo lavorativo regole in forma di strumenti concreti di intervento, attenti alle esigenze delle micro e piccole imprese (di cui il nostro tessuto produttivo ne è il maggior rappresentante a livello europeo).

Sarà così pertanto fondamentale che i datori di lavoro colgano a pieno l'opportunità che oggi gli si presenta di poter fare prevenzione – rispettando i precetti normativi – avendo direttamente a disposizione metodologie, modelli, procedure concrete e immediatamente attuabili. Le Indicazioni per la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, le procedure standardizzate per le piccole imprese, i criteri per una prevenzione di «genere», il decalogo per i lavori negli ambienti confinati, i criteri per la qualificazione delle imprese e per la definizione della figura del formatore, ne sono un minimo esempio che ne rappresenta però a pieno l'ampia ed innovativa portata del nuovo modo di operare.

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