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L'accordo prevale sulla tariffa

del 15/04/2011
di: di Luciano De Angelis e Christina Feriozzi
L'accordo prevale sulla tariffa
Preconcordare i compensi, anche notevolmente inferiori rispetto alle indicazioni della nuova tariffa professionale, è conforme alle norme di legge ed è anche corretto sotto il profilo deontologico. Sopravvivono le vecchie tariffe laddove la delibera assembleare abbia espressamente richiamato il dpr 645/1994. È quanto prevede la circolare Assonime n. 9 del 14 /4/2011 sul tema: Le nuove tariffe dei dottori commercialisti e degli esperti contabili in materia di compensi dei sindaci.

Gli effetti delle nuove tariffe per i sindaci. La nuova tariffa dei dottori commercialisti ed esperti contabili, fissata con reg. 2/9/2010, n. 169 ed entrata in vigore il 30/10/10, non prevede più, come in passato, un tetto massimo ai compensi, pertanto la determinazione degli stessi mediante il mero richiamo alle «tariffe dei dottori commercialisti» può comportare un significativo incremento degli esborsi per le società nel pagamento dei compensi per i membri del collegio sindacale. In base all'art. 56 del regolamento, le nuove tariffe trovano applicazione anche nei confronti delle prestazioni in corso alla data di entrata in vigore dello stesso. In pratica, esse avranno effetto sia per gli incarichi di sindaco conferiti dopo tale data che facciano ad esse rinvio, sia per gli incarichi in corso alla medesima data.

L'impatto delle tariffe sui compensi dei sindaci negli incarichi in corso, viene, tuttavia, messo in dubbio nella circolare Assonime secondo la quale l'effetto diretto e immediato può verificarsi solo al ricorrere congiunto di due condizioni: 1) deve trattarsi di sindaci che rivestono la qualifica di dottori commercialisti o esperti contabili; 2) deve trattarsi di un compenso che l'assemblea ha fissato facendo un diretto riferimento alle tariffe professionali. Diversamente le nuove tariffe non hanno effetto, in particolare nel caso in cui i compensi siano fissati con un criterio autonomo.

Per Assonime, inoltre, l'applicazione immediata delle nuove tariffe ai rapporti in corso sembra in contrasto sia con i principi generali in materia contrattuale, secondo i quali per il perfezionamento dell'accordo si richiede la completezza sotto tutti i suoi profili, sia con la previsione espressa dell'art. 2402 c.c. che, per i sindaci di società per azioni, prevede che: «La retribuzione annuale dei sindaci, se non è stabilita nello statuto, deve essere determinata dall'assemblea all'atto della nomina per l'intera durata del loro ufficio». Norma, questa, che prevale sulla disposizione regolamentare in esame. Nella circolare si rileva, inoltre, che la finalità della norma è quella di assicurare l'indipendenza dei sindaci nel loro ruolo di controllori e la determinazione ex ante del compenso si considera strumentale al perseguimento di questo obiettivo.

Libera contrattazione dei compensi. Assonime raccomanda che le parti stabiliscano sempre in modo espresso i compensi, non limitandosi a generici rinvii alle tariffe e negoziando minimi e massimi tariffari per evitare il rischio di rendere inoperante la clausola per indeterminatezza dell'oggetto. Addirittura, in considerazione della mancanza del tetto massimo, la circolare ipotizza che l'applicazione delle nuove tariffe, in particolare nei rapporti in corso, potrebbe sconvolgere l'equilibrio contrattuale in modo tale da rendere incerta la prosecuzione del rapporto fino a giungere all'applicazione dell'istituto della risoluzione per eccessiva onerosità di cui all'art. 1467 c.c., salvo che le parti scelgano di comune accordo la via della rinegoziazione dei compensi. Nel testo in commento si lascia spiraglio alla sopravvivenza delle vecchie tariffe in presenza di una delibera assembleare di nomina che faccia espresso riferimento al dpr 645/1994, in quanto detto specifico rinvio non sarebbe superato né dall'abrogazione del citato articolo (ex art. 57 dm 169), né dalle norme transitorie di cui all'art. 56 poiché si tratta di un rinvio recetizio alle tariffe allora vigenti che fa salvo il contenuto economico su cui si è fondato l'accordo delle parti. La circolare sostiene la libera determinabilità dei compensi da parte dell'assemblea senza alcun riferimento alle tariffe professionali, fondandosi sulle previsioni di cui all'art. 2233 c.c. secondo cui, per la determinazione dei corrispettivo bisogna basarsi in prima istanza sull'accordo fra le parti, e, in mancanza, se non possa essere determinato secondo tariffe o usi, esso è stabilito dal giudice sentito il parere dell'associazione professionale di appartenenza. La norma stabilisce pertanto una gerarchia di carattere preferenziale tra i vari criteri di determinazione del compenso, tanto che la Cassazione (29/1/03 n. 1317 e 11/8/09, n. 18223) ritiene illegittime quelle tariffe che limitino l'autonomia negoziale delle parti in deroga all'art. 2233 c.c.

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