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P.a. e sindacato, una storia recente

del 14/04/2011
di: La Redazione
P.a. e sindacato, una storia recente
Si è svolto a Como l'incontro nazionale dei quadri sindacali Confsal-Unsa. L'incontro rientra in un quadro di attività che il segretario generale Massimo Battaglia ha messo in campo, per favorire occasioni di confronto tra tutti i dirigenti sindacali della Federazione Confsal-Unsa.

«Solo una Federazione viva al suo interno può essere dinamica anche verso l'esterno, trasmettendo ai lavoratori e agli iscritti vecchi e futuri, quel clima di famiglia che vogliamo sperimentare tra noi». Queste le parole di Battaglia che per «offrire ai propri quadri sindacali, agli iscritti e più in generale a tutti i lavoratori, uno strumento di agile consultazione e di sicura utilità, tanto per lo svolgimento dell'attività sindacale, quanto per facilitare la comprensione di quelli che sono gli spazi sindacali esistenti nel nostro sistema giuridico, con particolare riferimento a quelli del mondo del lavoro pubblico», ha sostenuto la pubblicazione dell'avvocato Lattari su Il diritto sindacale nel pubblico impiego.

Il libro è stato presentato durante i lavori di Como, dato che, come ha commentato Battaglia, «un testo specifico nella materia del diritto sindacale nel lavoro pubblico mancava. Soprattutto mancava un testo che affrontasse con chiarezza e immediatezza tutti i fondamenti del diritto sindacale» e quale sede migliore di un incontro di quadri sindacali per presentare un testo che, come lo stesso Lattari dice «è destinato agli operatori della materia, in particolare ai sindacalisti».

Come Lattari spiega abilmente nel testo, il diritto sindacale è tradizionalmente studiato congiuntamente al diritto del lavoro (che riguarda i diritti e gli obblighi del rapporto di lavoro subordinato) e alla previdenza sociale (che disciplina gli obblighi assistenziali e previdenziali diretti tra lo stato, i datori di lavoro e i lavoratori).

Il diritto sindacale e il sindacato nascono e si sviluppano con il mondo del lavoro, all'inizio regolamentando il minimo retributivo, fino ad arrivare a determinare tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, coinvolgendo interessi collettivi e pubblici, riguardanti l'intera economia nazionale.

La Costituzione italiana all'art. 39 sancisce che «l'organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge». I sindacati registrati hanno personalità giuridica e possono stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

L'articolo 40 della Costituzione prevede che «il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano».

Il sindacato, quindi, tutela gli interessi collettivi dei lavoratori con due tipiche attività principali a cui tutte le altre sono riconducibili:

1. la negoziazione finalizzata alla sottoscrizione del contratto collettivo nazionale di lavoro;

2. lo sciopero e altre forme di protesta e/o strumenti di pressione per indurre la controparte alla trattativa e/o alla revisione delle determinazioni assunte.

Tuttavia, la normativa costituzionale sulla libertà sindacale e sul diritto di sciopero non ha avuto immediata applicazione nel pubblico impiego e lo stesso Statuto dei lavoratori (legge 300/70) prevedeva una espressa esclusione alla sua applicazione nel settore pubblico.

Il diritto sindacale del rapporto di lavoro pubblico, infatti, è di recente elaborazione normativa, giurisprudenziale e dottrinale.

Come sottolinea Lattari nel suo libro, «l'estensione dei principi regolanti i rapporti di lavoro privati con la così detta privatizzazione del pubblico impiego, e con essa l'inizio dell'elaborazione autonoma del diritto sindacale nel pubblico impiego, è stata attuata in un ampio lasso di tempo con complessi interventi legislativi» che potremmo far partire dalla legge 421/92, con la quale i rapporti di lavoro pubblico sono stati regolamentati secondo i principi del diritto del lavoro privato e da contratti individuali e collettivi, fino ad arrivare al decreto legislativo 150 del 2009 «attuazione della legge 4 marzo 2009 n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni».

Come spiega Lattari «il decreto 150 ha la finalità di assicurare una efficienza all'intera attività delle pubbliche amministrazioni orientata al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini. Tutte le norme sono orientate ad assicurare: una migliore organizzazione del lavoro, il rispetto degli ambiti riservati rispettivamente alla legge e alla contrattazione collettiva, elevati standard qualitativi ed economici delle funzioni e dei servizi, l'incentivazione della qualità della prestazione lavorativa, la selettività e la concorsualità nelle progressioni di carriera, il riconoscimento di meriti e demeriti, la selettività e la valorizzazione delle capacità e dei risultati ai fini degli incarichi dirigenziali, il rafforzamento dell'autonomia, dei poteri e della responsabilità della dirigenza, l'incremento dell'efficienza del lavoro pubblico e il contrasto alla scarsa produttività e all'assenteismo, nonché la trasparenza dell'operato delle amministrazioni pubbliche anche a garanzia della legalità».

Il decreto legislativo 150/90 rappresenta senza dubbio un passaggio epocale per il pubblico impiego e per l'applicazione del diritto sindacale, introducendo nuovi parametri di misurazione e valutazione delle attività lavorative e dei livelli di performance, e aprendo una nuova sfida sindacale su contrattazione e rappresentatività.

Usando le parole di Massimo Battaglia, potremmo dire che «la normativa del pubblico impiego ha subito e subisce continuamente, direi quotidianamente, innovazioni. Lo stratificarsi di norme, circolari, giurisprudenza rischia di rendere complesso il lavoro», a volte occorre tornare alle origini del diritto sindacale per meglio comprendere anche il ruolo del sindacato di oggi, perché, per chiudere con le parole di Battaglia, «dalle radici del nostro operare deriva la linfa dei nostri impegni».

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