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L'avvocato Ue: terreni, dall'Iva non si scappa

del 13/04/2011
di: Franco Ricca
L'avvocato Ue: terreni, dall'Iva non si scappa
L'imprenditore agricolo che vende terreni già destinati all'esercizio della sua attività, divenuti edificabili, effettua operazioni imponibili ad Iva. Queste cessioni non possono essere configurate come «autoconsumo» e, conseguentemente, escluse dall'imposta in base alla circostanza che, al momento dell'acquisto da parte dell'imprenditore, non avevano formato oggetto di un diritto alla detrazione.

Questo il parere espresso dall'avvocato generale della corte di giustizia Ue nelle conclusioni depositate il 12 aprile 2011 nei procedimenti riuniti C-180/10 e C-181/10.

Una prima questione, sollevata dai giudici polacchi, mira a chiarire se una persona che ceda gradualmente lotti di un fondo originariamente acquistato come terreno agricolo per esercitarvi l'attività agricola, successivamente divenuto edificabile a causa di una modifica del piano regolatore, debba essere considerata un soggetto passivo ai fini dell'Iva. Tali cessioni, concernenti 64 lotti, erano state poste in essere dopo la cessazione dell'attività agricola, quando i terreni erano già stati destinati all'uso privato, sicché si tratta di valutare se sussista o meno il presupposto soggettivo, ossia se le cessioni integrino l'esercizio di un'attività economica nel senso della direttiva Iva, che considera tale anche «lo sfruttamento di un bene materiale o immateriale per ricavarne introiti aventi carattere di stabilità».

Al riguardo, premesso che la vendita di un terreno edificabile costituisce sicuramente una delle modalità di sfruttamento di un bene materiale, l'avvocato osserva che occorre però anche stabilire se la vendita graduale dei lotti sia stata realizzata per ricavarne introiti aventi carattere di stabilità. Questa, rileva l'avvocato, è una questione di fatto che deve essere valutata dal giudice nazionale tenuto conto dell'insieme delle circostanze, anche se di per sé, il fatto di parcellizzare un terreno prima di venderlo in lotti, depone in senso affermativo, indipendentemente dal fatto che il cedente non esercitasse più l'attività agricola.

In un altro caso, simile ma non identico, una persona aveva venduto alcuni lotti acquistati originariamente come terreno agricolo, utilizzati per l'impresa agricola anche dopo la riclassificazione in terreni. A differenza del primo caso, il venditore era quindi un soggetto passivo esercente attività agricola in regime forfetario.

In ordine all'applicazione dell'Iva, l'avvocato osserva anzitutto che anche in questo caso, come nel precedente, la vendita di terreni potrebbe di per sé costituire attività economica.

A parte questo profilo, considerato che il cedente è un soggetto passivo, si deve esaminare se possa applicarsi, nella fattispecie, l'esclusione dall'imposta prevista per la destinazione a finalità estranee all'esercizio dell'impresa di beni che non hanno formato oggetto di detrazione al momento dell'acquisto, in quanto i terreni erano usati in precedenza per l'esercizio dell'attività agricola da una persona in regime forfetario. Condividendo la tesi della commissione, l'avvocato ritiene di dover escludere questa ipotesi, in quanto la cessione dei beni che compongono il fondo di un'azienda agricola integra comunque lo sfruttamento, a fini economici, di beni destinati all'impresa, e non ad uso privato. In conclusione, a parere dell'avvocato, sussiste la soggettività passiva in capo alla persona che effettua la vendita dei lotti che compongono un terreno agricolo secondo il regime generale, nonostante la sua qualità di agricoltore assoggettato al regime forfettario, senza che possa invocarsi l'applicazione dell'art. 16 della direttiva, che esclude la tassazione dell'autoconsumo di beni che non hanno formato oggetto di un diritto alla detrazione.

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