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Sanitari in piazza

del 12/04/2011
di: di Benedetta Pacelli
Sanitari in piazza
Professioni sanitarie sulle barricate. Infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia ma anche fisioterapisti, logopedisti, in sostanza tutti i soggetti in rappresentanza delle 22 professioni sanitarie riunite sotto il Conaps (Coordinamento nazionale delle professioni sanitarie) protesteranno domani a Roma davanti al senato per dire no «all'ingiustificato blocco» dell'iter del disegno di legge (1142) che punta all'istituzione degli ordini e delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione.

Una protesta che neppure il recente via libera della commissione bilancio del Senato al testo di riforma e le rassicurazioni della sua prima firmataria Rossana Boldi (Pdl) è riuscita a fermare.

L'iter del riconoscimento. Il disegno di legge che potrebbe risolvere il problema del riconoscimento è pronto da tre anni ormai.

Si tratta di un provvedimento che avrebbe dovuto da tempo portare a compimento un iter legislativo iniziato cinque anni fa con la legge 43/06 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione) che aveva conferito una delega al governo (sempre rinviata e mai attuata) per la nascita di una serie di albi per le 22 professioni sanitarie.

Ora dopo una serie di rimpalli istituzionali e il via libera della commissione bilancio arrivato dopo mesi di ulteriore arresto, il testo è di nuovo in commissione sanità dove, dice la stessa Boldi, «chiederemo che la trattazione possa avvenire direttamente in commissione deliberante», per abbreviare in tempi di approvazione.

I numeri dei professionisti interessati. Secondo l'ultima rilevazione effettuata da Angelo Mastrillo segretario della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie fra le 22 rappresentanze interessate all'istituzione dell'ordine ci sono quasi 600 mila operatori, esattamente 583.327.

Categorie affini ma regolamentate in modo diverso: gli infermieri (380 mila), le ostetriche (17 mila) e i tecnici di radiologia medica (23 mila) sono, infatti, già aggregati in collegi provinciali e federazioni nazionali, mentre le restanti 17 prive di ogni regolamentazione, sono quasi 162 mila, il 28%. Per i primi, quindi, si tratta di trasformare i loro collegi in ordini, per gli altri invece di dargli una rappresentanza istituzionale attualmente inesistente.

I motivi della protesta. L'approvazione di questo provvedimento spiegano dal Conaps, oltre a soddisfare le esigenze dei professionisti aiuterebbe i molti pazienti che continuamente rischiano di finire nelle mani sbagliate. A leggere le statistiche si scopre che per ogni professionista sanitario, due non lo sono e operano abusivamente. Di fronte a questo, dicono, oggi un professionista sanitario serio ha ben poche armi per difendersi: contrariamente ai medici, infatti, non dispone di un ordine che lo tuteli e ne sancisca la qualità del lavoro. Uno strumento come l'ordine sarebbe utile non solo contro l'abuso di professione, ma anche per garantire corretti aggiornamenti e corsi di formazione. «L'istituzione degli ordini per le nostre professioni», spiega il presidente del coordinamento Antonio Bortone, «non è un vezzo o una richiesta di tipo corporativo per difendere stipendi, pensioni o quant'altro. È una necessità per migliaia di professionisti che desiderano lavorare certi che i pazienti non finiscano in mani sbagliate, per difendere il lavoro onesto, lo studio, l'aggiornamento, lo Stato e le sue casse. Tra l'altro chiude Bortone il tutto sarebbe a costo zero per lo Stato perché gestito direttamente dalle associazioni professionali.

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