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Pazienti inoperabili Scatta colpa medica

del 09/04/2011
di: La Redazione
Pazienti inoperabili Scatta colpa medica
Scatta la colpa medica per l'intervento sul paziente inoperabile, nonostante il consenso. È infatti contrario alle norme deontologiche intervenire sui malati terminali che, disposti a tutto, accettano di sottoporsi all'intervento per ottenere un improbabile beneficio alla qualità della vita. Lo ha sancito la Cassazione con sentenza 13746 di ieri. In questo caso i sanitari sono stati salvati dalla prescrizione ma le motivazioni di fatto sanciscono che costituisce un vero e proprio accanimento terapeutico la scelta compiuta dal chirurgo che decide di sottoporre a un intervento invasivo una donna di circa quarant'anni affetta da tumore al pancreas con diffusione generalizzata: la signora, cui restavano pochi mesi di vita, era insomma da ritenersi inoperabile. La decisione di entrare comunque in sala operatoria rappresenta una violazione delle regole di prudenza che devono ispirare i professionisti che operano in scienza e coscienza. La quarta sezione penale del Palazzaccio ha confermato la responsabilità di un chirurgo, già finito nelle polemiche per altri interventi disperati. I supremi giudici hanno condiviso «il prioritario profilo di colpa» individuato a carico dei sanitari dalla Corte d'appello di Roma, con sentenza del 28 maggio 2009, per aver violato oltre alle regole di prudenza, anche le disposizioni «dettate dalla scienza e dalla coscienza» di chi abbraccia la professione medica. «Nel caso concreto», spiega il Collegio di legittimità, «date le condizioni indiscusse e indiscutibili della paziente non era possibile fondatamente attendersi dall'intervento un beneficio per la salute e/o un miglioramento della qualità della vita».

Debora Alberici

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