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Casse, i contributi vanno aumentati

del 08/04/2011
di: di Simona D'Alessio
Casse, i contributi vanno aumentati
L'aumento del contributo soggettivo s'ha da fare, perché «soprattutto chi ha il sistema contributivo, non può immaginare di costruirsi una pensione versando il 10%, ma occorre intervenire almeno sui minimi». Un'esigenza avvertita ed espressa con forza da Walter Anedda, presidente della cassa nazionale di previdenza dei dottori commercialisti, che ha incassato la benedizione del ministero del welfare, nel corso del forum che l'ente ha organizzato ieri, a Roma. Del resto, ha dichiarato Francesco Verbaro, consulente giuridico di Maurizio Sacconi, l'istituto «ha già sfruttato al massimo le sue possibilità normative», e l'auspicio è che, non appena verrà approvata la miniriforma Lo Presti per l'innalzamento del contributo integrativo, a carico del cliente del professionista, fino al 5% («importantissima, sempre sostenuta dal governo», l'ha definita il ministro), «le casse possano allargare il loro quadro legislativo».

Opinione condivisa dallo stesso primo firmatario della pdl, Nino Lo Presti (Fli), che ha dipinto il provvedimento (che ha ottenuto martedì il sì del senato ed è alla camera per la terza lettura, che dovrebbe essere quella definitiva) come «il tassello di un mosaico che saranno le casse a completare», e il primo ritocco «sarebbe bene fosse proprio l'incremento del contributo soggettivo». Richiedere uno sforzo in più alle categorie professionali è necessario anche secondo il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, che ha denunciato la tendenza di «molti giovani, che pensano, sbagliando, che sia meglio ricevere un compenso maggiore in nero», e non guardano al magro bottino previdenziale che ne ricaveranno.

È, invece, oggetto di grande attenzione e, a detta di Giorgio Jannone (Pdl), presidente della Bicamerale di controllo degli enti privatizzati, sarà affrontato «con il massimo rigore», il pomo della discordia: l'annosa ipotesi di unificazione delle casse dei dottori commercialisti e dei ragionieri, categorie che convivono in un unico ordine. Claudio Siciliotti, che è al vertice dell'ordine, ha inquadrato la questione come «un problema che deve essere risolto, tuttavia bisogna prendere atto che la volontà delle parti è diversa (a essere contrari sono i dottori commercialisti, ndr), gli enti hanno delle effettive differenze e, perciò, la strada non è percorribile».

E, ha precisato ancora Anedda, non sfugge a nessuno che «rispetto ai ragionieri, la nostra copertura previdenziale è solida perciò, come ha sostenuto Jannone, non sarà la nostra la posizione quella che verrà analizzata attentamente».

A breve, intanto, ha ricordato Andrea Camporese, presidente dell'Adepp (l'associazione che raggruppa gli istituti pensionistici privati), verrà proposto ai ministeri vigilanti «il nostro codice di autoregolamentazione», improntato alla massima trasparenza gestionale che stabilisce, fra l'altro, parametri per effettuare gli investimenti, i cui dati di output saranno forniti in maniera omogenea da tutte le casse, in modo da poter essere comparati (si veda ItaliaOggi del 17 marzo).

Con un passo indietro nel tempo, inoltre, è stata rievocata la sentenza della Cassazione del 2009 che, in virtù del principio pro rata temporis (il computo, ai fini del diritto alla pensione, dei soli periodi effettivamente lavorati), ha dichiarato l'illegittimità della decisione dell'ente dei dottori commercialisti che aveva imposto il contributo di solidarietà, alla presenza del protagonista della vicenda: Michele De Luca, che presiede la sezione lavoro della Suprema corte. Secondo il magistrato, poiché «non esiste un'autonomia senza limiti», è stata compiuta un'azione che «esula» dai poteri degli istituti.

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