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La musica dal dentista sotto la lente dell'Ue

del 08/04/2011
di: Gianluca Cazzaniga
La musica dal dentista sotto la lente dell'Ue
Musica in studio sotto la lente Ue. La Corte di giustizia ha tenuto ieri l'udienza per decidere se un dentista italiano può diffondere gratuitamente la musica trasmessa via radio nel suo studio. Il procedimento C 135/10 vede coinvolti un odontoiatra che lavora a Torino, Marco Del Corso, e la Società consortile fonografici (Scf). Cioè il consorzio che raccoglie e ripartisce i compensi, dovuti ad artisti e produttori discografici, per l'utilizzo in pubblico di musica registrata. Nel 2006 il consorzio ha portato il dentista davanti al tribunale di Torino, con l'accusa di aver violato i diritti d'autore dei suoi consorziati. Secondo la relazione d'udienza, la società Scf era convinta che il dottor Dal Corso diffondesse nel suo studio, in sottofondo, «fonogrammi oggetto di privativa e che tale attività, costituendo “comunicazione al pubblico” ai sensi delle leggi del 1941 (legge 633/1941, ndr) e del 2003 (decreto legislativo 68/2003, ndr), del diritto internazionale e del diritto comunitario (direttiva 2001/29/Ce, ndr), era soggetta alla corresponsione di un equo compenso». Al che il dentista ha replicato che nel suo studio la musica era radiodiffusa e che la Scf avrebbe potuto incassare i diritti d'autore solo se egli avesse usato il dischetto su cui era incisa la musica. Inoltre il signor Del Corso ha aggiunto che la legge del 2003 non si applica al suo caso, dato che «uno studio dentistico privato non può essere qualificato come esercizio pubblico». Nel 2008 il tribunale di Torino ha dato ragione all'odontoiatra, ritenendo che nel caso in questione «fosse esclusa la comunicazione a scopo di lucro, che il tipo di musica diffusa nello studio fosse totalmente irrilevante nella scelta, operata dal paziente, del dentista, e che la situazione non rientrasse fra quelle ipotizzate dall'articolo 73-bis della legge del 2003, in quanto lo studio medico dentistico era privato e come tale non assimilabile ad un luogo pubblico o aperto al pubblico». Sconfitta in primo appello, la società Scf ha fatto ricorso alla Corte d'appello di Torino. Che ha sottoposto alcune questioni pregiudiziali alla Corte di giustizia dell'Ue, per chiarire se la diffusione di fonogrammi all'interno di studi professionali privati sia inclusa nella nozione di «comunicazione al pubblico». Le conclusioni dell'avvocato generale sono attese per il 22 giugno.

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