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Svendita della giustizia, avvocati in sciopero

del 06/04/2011
di: La Redazione
Svendita della giustizia, avvocati in sciopero
Due giorni di sciopero per protestare contro «la svendita della giustizia civile». Il 14 e 15 aprile, infatti, gli avvocati si asterranno dalle udienze per manifestare il proprio dissenso contro il nuovo istituto della conciliazione obbligatoria introdotto dal dlgs n. 28/2010. Ma c'è anche chi, sul territorio, prende le distanze, come l'ordine degli avvocati di Venezia, che ha già fatto sapere che non aderirà all'iniziativa di protesta. Lo sciopero è stato proclamato dall'Organismo unitario dell'avvocatura, insieme all'Unione nazionale camere civili, e fa seguito alla manifestazione svoltasi a Roma lo scorso 16 marzo. «Questo sistema di media-conciliazione obbligatoria, che non a caso è unico nel mondo, non è in linea con le indicazioni comunitarie ed è oneroso e dannoso per i cittadini», afferma il presidente Oua, Maurizio de Tilla, «Purtroppo il ministro Alfano continua a rifiutare il dialogo e non risponde alle nostre osservazioni, sembra ostaggio di un dogmatismo ideologico, lontano dalla cultura liberale, che non gli consente di vedere i dati evidenti e i grandi interessi economici che ruotano attorno a questa privatizzazione ''all'italiana'' della giustizia civile».

Tuttavia, c'è pure chi non ritiene condivisibile la strada dello sciopero. È il caso dell'ordine degli avvocati di Venezia, presieduto da Daniele Grasso. «Consideriamo lo strumento dell'astensione dalle udienze non idoneo a dare una risposta concreta e costruttiva alle carenze di sistema della mediazione», si legge in una nota, «finendo anzi per accreditare agli occhi dell'opinione pubblica un'immagine distorta dell'Avvocatura, ripiegata corporativamente sulla tutela di propri esclusivi interessi e responsabile del fallimento dell'istituto che così come strutturato è, invece, di per sé fisiologicamente destinato a non funzionare». Motivi per i quali l'ordine veneziano invita i propri iscritti a non scioperare e «a prendere le distanze da ogni iniziativa che svilisca il ruolo, la funzione e l'immagine che l'avvocatura è chiamata a ricoprire nella società».

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