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Abuso di diritto, il fisco contesta in 40 casi

del 02/04/2011
di: di Debora Alberici
Abuso di diritto, il fisco contesta in 40 casi
Le contestazioni di operazioni commerciali elusive da parte degli uffici delle Entrate preoccupano tutti, aziende e professionisti, tranne i vertici dell'amministrazione finanziaria . Infatti, su 3 mila controlli solo in quaranta casi è scattato l'accertamento, ha chiarito ieri a Roma, Arturo Betunio della Direzione Centrale Normativa dell'Agenzia delle Entrate, in un Convegno organizzato presso la Camera dei Deputati dalla Fondazione Rei in collaborazione con la Fondazione Bruno Buozzi e il Centro di Diritto penale tributario.

Ma non basta. Ancora secondo l'Agenzia il fenomeno ha dimensioni molto più ridotte di quanto si creda.

Fra l'altro il numero uno dell'amministrazione, Attilio Befera - ricorda Betunio - ha richiamato più volte gli uffici affinché usino con prudenza questo strumento di contestazione. Sarebbe opportuno un dialogo maggiore soprattutto con le grandi aziende affinchè venga concordata una linea da seguire per non incorrere in una violazione dei principi sull'elusione fiscale.

L'Agenzia non è l'unica a pensarla così ma anche la Guardia di Finanza: «Sulle 63 mila verifiche effettuate presso le aziende nel biennio 2008-2009», ha detto Stefano Screpanti, capo ufficio Tutela Entrate, «solo 204 erano riconducibili a questo tipo di problemi e ci sono stati 37 rilievi per elusione e 4 per abuso di diritto».

Il peso concreto dell'elusione nei casi scoperti di evasione, ha riferito ancora l'esponente delle Fiamme gialle, è basso: 3 miliardi di euro su 50 complessivi nel 2010. Il problema dell'abuso di diritto e' al centro da tempo di una riflessione e anche di alcune proposte legislative.

La possibilità da parte delle grandi aziende di avvalersi di importanti consulenti fiscali e di poter scegliere la soluzione fiscalmente più vantaggiosa è sotto osservazione da parte degli esperti.

Ma dall'altra parte del Tevere, al Palazzaccio, la Cassazione depositava, proprio nelle ore del convegno, una sentenza sull'abuso del diritto con la quale è stato di fatto bocciato il transfer pricing. Ammessa la cessione di beni solo a prezzi di listino.

Insomma, da due anni a questa parte si parla di questo delicato problema e c'è chi, proprio per evitare «esagerazioni interpretative» o troppo integraliste, auspica un intervento risoluto del legislatore. Forse fra i primi a presentare una bozza di riforma c'è, Maurizio Leo, presidente della Commissione parlamentare per l'anagrafe tributaria. Secondo l'onorevole, intervenuto ieri alla Tavola rotonda, non basta verificare se c'è risparmio di imposta, l'elusione c'è quando si aggirano obblighi e divieti. Scegliere il modello societario più conveniente da un punto di vista fiscale non è abuso di diritto perché è tra le facoltà date dal legislatore».

Leo ha anche che l'intervento del Parlamento si fa sentire ancora più forte dopo aver appreso dai giornali che l'abuso del diritto sta avendo anche un forte risvolto penale. Secondo lui la sanzione amministrativa, al contrario di quanto sostenuto in più occasioni dalla Cassazione, va applicata mentre quella penale no.

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