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Confagricoltura, futuro di sinergie

del 01/04/2011
di: di Giusy Pascucci
Confagricoltura, futuro di sinergie
Nel segno della continuità, ma con obiettivi propri e strategie adeguate ai bisogni dell'agricoltura che cambia. A partire dalla revisione e dall'ampliamento della macchina confederale. Offrendo più servizi e opportunità alle aziende e ai mercati come modo di fare sindacato, valorizzando i compiti delle federazioni regionali e lavorando in sinergia con gli altri attori agricoli per costruire quello che manca all'agricoltura italiana: aggregazione e infrastrutture commerciali.

Si presenta così il nuovo presidente di Confagricoltura Mario Guidi, eletto ieri con 469 voti su 520, che, a ItaliaOggi, ha rivelato le priorità su cui si concentrerà il suo mandato.

Domanda. Considerato il largo consenso ottenuto nell'elezione, quali sono stati i punti salienti del suo programma elettorale?

Risposta. Sicuramente mi ha favorito il fatto di aver detto che sono un imprenditore agricolo e che da questo voglio partire per disegnare il nuovo modello di Confagricoltura, un modello che la porterà ad essere utilizzata in modo effettivo e efficace per i propri associati: Confagri deve essere motivo di vanto per l'approccio sindacale ma anche in grado di dare risposte adeguate. Per questo i primi tempi il mio impegno sarà concentrato sulla macchina confederale per renderla coerente e aderente a nuovi bisogni dell'agricoltura che cambia.

D. Sarà una revisione interna?

R. Si, sarà una revisione interna con nuovi uffici per offrire servizi ai soci. Dare servizi è un modo di fare sindacato purché arrivino dalle nostre strutture, che è profondamente diverso che affidarsi a professionisti esterni. La prima cosa che intendiamo fare è creare un Centro studi di Confagricoltura che ci consenta di leggere i sistemi mercantili a livello locale, nazionale ed europeo e che riesca a dare indicazioni alle nostre imprese per gli sbocchi commerciali. Fare sindacato significa anche dare delle prospettive. Intendo puntare molto sull'ufficio di Bruxelles per un maggior dialogo sia all'origine dei documenti per l'agricoltura sia per le opportunità di business per le imprese. La parte difficile sarà fare in modo che questi uffici lavorino per la confederazione e per le federazioni regionali: lavoreremo molto per integrare i compiti Roma-Regioni-Bruxelles.

D. Una sorta di federalismo confederale?

R. Sì. Penso che a Roma non dobbiamo centralizzare tutto perché a livello locale c'è bisogno di declinare le azioni in maniera diversa. Poi la riforma del Titolo V si infrange con l'assenza di una strategia agricola nazionale. E poi voglio puntare molto anche sulle sinergie e lavorare di più con le Camere di commercio, le voglio usare perché sono la casa degli agricoltori.

D. Il progetto Futuro fertile lanciato da Vecchioni ha per lei la stessa importanza?

R. Per me Futuro fertile è un'idea, un contenitore in cui mettere le cose buone dell'agricoltura e da cui tirare fuori le cose cattive. Si tratta di capire cosa ci serve per il futuro, per costruire un'agricoltura moderna, multifunzionale e capace di generare reddito. Quello che è importante è che anche le cose che fanno altri sono cose meritano il bollino Futuro fertile e noi vogliamo vedere di riunirle. Non ci sono steccati, chi vuole può aderire.

D. A che punto è il progetto?

R. Saremo pronti, in breve tempo, a manifestare la proposta economica del progetto che, sfruttando le proposte contenute nella parte normativa, costruisce dei modelli di impresa per vendere il prodotto. Ma non è un esito chiuso, è u progetto fatto per divenire. In Futuro fertile ci sono dei modelli contrattuali che generano la stabilità dei prezzi e che hanno una capacità di produrre preorganizzata. Anche oggi ci sono ma non funzionano perché sono imposti dalla trasformazione. Invece noi abbiamo costruito contratti veri in cui il mancato rispetto della contrattualistica genera penalità ad entrambe le parti secondo modelli misurabili. La sfida del futuro è arrivare ai futures e, anche se il nostro mercato è troppo piccolo, non è detto che non si possa elaborare un modello di mercato chiuso che prenda a riferimento altri mercati. Attenzione, il nostro non è un progetto in concorrenza con i consorzi agrari: vogliamo cogliere opportunità diverse ed essere un modello di contrattualistica.

D. Che cosa manca perché la politica dia più attenzione all'agricoltura?

R. Bisogna far crescere la consapevolezza del ruolo e dell'importanza dell'agricoltura e degli agricoltori. Da soli però non lo possiamo fare. Io voglio cercare alleanze negli altri settori agricoli, nella cooperazione e anche con l'industria trasformazione. Come Confagricoltura possiamo accollarci il compito di far capire l'importanza economica in varie sedi, ma bisogna comprendere che ci sono diversi modi di fare e comprare produzione agricola. A questo proposito io non intendo demonizzare il km 0 che rappresenta un vantaggio per gli agricoltori. Ma la politica agricola ha altre dimensioni.

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