Entra in vigore oggi, infatti, la legge, emanata il 30 dicembre scorso, con la quale lo Stato della Città del Vaticano ha dettato una disciplina per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo internazionale.
Chiunque si dovesse recare entro le mura del piccolo Stato con l'intenzione di lasciare un consistente obolo in denaro dovrà, quindi, fare i conti con la nuova normativa antiriciclaggio.
Come si ricorderà la legge, emanata in attuazione della Convenzione monetaria che lo Stato della Città del Vaticano ha sottoscritto con l'Unione europea il 17 dicembre 2009, è stata emanata all'indomani delle recenti cronache giudiziarie che hanno visto iscrivere nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Roma i vertici dello Ior (l'Istituto per le opere religiose) per presunti illeciti connessi a violazioni della normativa antiriciclaggio italiana.
L'adozione della nuova legge dovrebbe quindi mettere la parola fine al coinvolgimento dello Ior in scandali finanziari (dal Banco ambrosiano alla Banca privata italiana di Michele Sindona) che hanno visto spesso sul banco degli imputati anche la finanza vaticana. In passato, infatti, nulle o quasi erano le possibilità per uno Stato estero (Italia compresa) di vedere sanzionate condotte illecite e in particolare il riciclaggio se commesso entro i confini dello Stato vaticano: in assenza di una norma che considerava tali attività come reato, nessun dato o documento veniva inviato alle autorità richiedenti di altri paesi.
La legge antiriciclaggio vaticana prevede, inoltre, che chi commette il reato di riciclaggio venga punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro mille ad euro 15 mila.
Altra importante novità è poi la previsione dell'impegno dello Stato vaticano a prestare maggiore collaborazione a livello internazionale nella lotta al riciclaggio e al contrasto del finanziamento del terrorismo, introducendo anche l'obbligo di fornire informazioni, dati e notizie alle Autorità di vigilanza degli altri Stati.
Fabrizio Vedana
