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Barricate italiane anti-francesi

del 01/04/2011
di: di Cristina Bartelli
Barricate italiane anti-francesi
Lactalis sotto assedio fiscale. O meglio la battaglia economica che si sta conducendo in questi giorni tra Francia e Italia passa anche e forse soprattutto attraverso le scrivanie degli ispettori fiscali. L'ultimo grattacapo, per il gruppo francese, arriva dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. È stato notificato, infatti, alla Galbani, acquisita da Lactalis nel 2006, un atto di chiusura di verifica fiscale. E le indagini iniziate un anno fa, quando la scalata a Parmalat era ancora sulle scrivanie dei manager francesi, si sono concluse, ironie della sorta o perfetta sincronia, poco più di un mese fa con la notifica appunto, alla Galbani di una contestazione, da parte dell'erario italiano di interessi passivi indeducibili per circa 300 mln di euro.

Le architetture elusive e la pianificazione fiscale aggressiva hanno contagiato anche il colosso francese che fa capo alla famiglia Besnier, proprietari e fondatori di Lactalis e che in queste settimane punta ad acquisire Parmalat (si veda altro articolo a pagina 29). Nel caso, che vede nel mirino delle fiamme gialle la Egidio Galbani spa, ci sono proprio i passi che hanno portato Lactalis ad acquisire la società italiana nel 2006. La contestazione è scattata per il carattere elusivo della complessa operazione di acquisizione societaria internazionale avvenuta attraverso lo schema di merger e leverage buy out una fusione per incorporazione inversa.

Bisogna tornare indietro nel tempo. Nel 2002 sul mercato internazionale vengono reperiti i mezzi finanziari necessari per l'acquisizione societaria e imputati come debito in capo a una società acquirente che chiameremo D. D si trova all'ultimo anello di una catena che vede a sua volta un controllo a scalare, oltre D, di altre tre società. Due società, A e B, in Lussemburgo e un'altra C, assieme a D, in Italia. D dunque acquisisce il controllo della Galbani.

Nel 2003 si cambia. Con un'operazione di fusione inversa è Galbani che ha nome e marchio più forte e ha gli utili ad incorporare D caricandosi, in questo modo dei debiti della stessa D, necessari proprio per acquisire la proprietà di Galbani.

La manovra, dal punto di vista di un risparmio fiscale ha avuto come prima conseguenza quella di pressoché azzerare l'imponibile per gli anni successivi. Da qui il cartellino rosso della Guardia di finanza che ha valutato l'operazione come produttiva di un danno per l'erario, quantificandolo in 300 mln di euro di interessi passivi. Nel 2006 Lactalis ha acquisito la proprietà di Galbani in maniera indiretta mediante l'acquisizione della società lussemburghese A, entrando quando già l'operazione finanziaria era stata perfezionata. Questi passaggi per gli 007 fiscali, guidati dal comandante generale Nino Di Paolo, hanno consentito a Lactalis di sfruttare il vantaggio fiscale determinato dal mancato pagamento di imposte in Italia. Di più si è verificata, secondo i rilievi mossi nella verifica, una penalizzazione per il fisco nazionale e lo spostamento all'estero di una base imponibile attraverso meccanismi elusivi. I rilievi mossi trovano riferimento normativo, non è un caso, nell'articolo 37-bis dpr 600/73. Per la società ora sul fronte dell'accertamento si prospettano due strade: o accettare il rilievo, versare 150 mln e chiudere la partita con la Gdf, oppure attendere che l'avviso di accertamento arrivi dall'Agenzia delle entrate e valutare se presentare istanza con adesione presso gli uffici di via Manin o attendere di giocare la partita fiscale nelle aule della commissione tributaria di Milano. Sul fronte fiscale questo è il secondo colpo al colosso francese. Lo scorso 22 marzo una nota dell'Agenzia delle entrate avvisava che avrebbe verificato «il rispetto delle disposizioni normative che prevedono, al ricorrere di determinati presupposti, la tassazione in Italia dei redditi derivanti dalle predette operazioni».

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