Alla tutela del privato, ovvero dell'impresa privata, non ha però pensato nessuno se non le organizzazioni che come il Cnai, sin dal primo contratto di lavoro, hanno evidenziato la necessità di porre un freno alle eccessive assenze sui luoghi di lavoro.
Nella contrattazione Cnai– Cisal, dal 1996 è stato previsto nell'articolo inerente la malattia che il pagamento dei primi tre giorni di carenza per malattia sono retribuiti (all'80%) solo se la malattia supera i 10 giorni lavorativi, ovvero nel caso di minor giorni di malattia i primi tre non vengono retribuiti. È stata una misura lungimirante, che oggi si sta rivelando efficace, seppur compresa con ampio ritardo.
Solo di recente alcune parti sociali, prendendo spunto dalla contrattazione Cnai–Cisal hanno capito che occorre farsi portavoce di nuovi valori, capaci di avvicinarsi alle realtà aziendali, prevedendo tra gli articoli della loro contrattazione collettiva nazionale del lavoro misure come le nostre.
La natura di comportamenti simili è da ricondurre sempre alla mancanza di quella cultura mirata alla correttezza e al rispetto.
Assentarsi abusivamente, senza giusta causa, oltre a ledere il rapporto di lavoro stesso, produce danni materiali, all'azienda per la perdita di potenzialità produttiva a causa della riduzione della forza lavoro disponibile, al sistema sanitario, alle compagnie di assicurazioni, generando una voragine di costi diretti e indiretti che in definitiva paghiamo noi tutti.
È evidente che le sole iniziative di restrizione all'assenteismo in azienda, attivate da alcune parti sociali, rappresentano dei casi isolati se non vengono supportate da politiche di governo integrate. Si potrebbe pensare, per esempio, di aggiungere servizi al nostro sistema previdenziale, al fine di irrigidire i controlli e intensificare le ispezioni presso i lavoratori assenti, fino ad arrivare, nelle ipotesi più estreme, al licenziamento.
Dal lato economico si può invece decidere eventuali decurtazioni dello stipendio, applicando un taglio della retribuzione ad ogni eventi di malattia, a prescindere dalla durata, e come succede già negli altri paesi europei, non pagando i giorni di carenza.
Non è tantomeno da escludere la responsabilità, e pertanto una serie di controlli mirati anche a quei medici che rilasciano certificati senza aver adempiuti ai controlli necessari, incorrendo in un comportamento complice.
D'altro canto si sono rivelati strategici gli incentivi premiali per garantire le presenze sul posto di lavoro. L'equilibrio è dunque dato da un giusto bilanciamento tra misure «limitanti» e misure «premianti». Ed è sempre bene ricordare che non va premiato chi si presenta quotidianamente in azienda, piuttosto da punire chi non lo fa.
La presenza è una «condicio sine qua non». Il meccanismo della ricompensa dovrebbe piuttosto riguardare l'aumento della produttività, la formazione personale e il contributo personale del dipendente al raggiungimento degli utili. Ma la tendenza del futuro sarà quella di legare la produttività con le ore lavorate.
Nel nostro paese spesso le misure e le regole vigenti vengono interpretate, abusate e stravolte.
La chiusura di alcune parti sociali non ha ancora permesso l'evoluzione del Sistema Lavoro e del suo mercato verso politiche che aiutino, attraverso criteri moderni e competitivi di valutazione dell'operato del dipendente, a far crescere i salari. E quindi la qualità della vita e l'economia dell'intero paese.
