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Centrali nucleari in sicurezza

del 30/03/2011
di: Pagina a cura di Renato Narciso
Centrali nucleari in sicurezza
Dopo i guai occorsi alla centrale nucleare di Fukushima investita da un maremoto che ha generato un'onda alta 14 metri che l'11 marzo ha colpito il Giappone, molti paesi del mondo si interrogano sul futuro dell'atomo. Il governo italiano ha deciso una moratoria di un anno prima di valutare l'opportunità del ritorno al nucleare del Belpaese. In questo contesto Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente - Movimento ecologista europeo, da sempre sostenitore dell'energia nucleare in luogo degli idrocarburi, ritiene che la moratoria debba servire a riflettere sulla sicurezza delle centrali nucleari del futuro e sulle fonti di energia rinnovabili.

Domanda. Presidente, che tipo di riflessione auspica durante i 12 mesi della moratoria?

Risposta. Una riflessione ben articolata. Per prima cosa ci appelliamo al governo affinché rinvii il referendum, perché non ha senso votare sull'onda dell'emotività. Durante quest'anno chiederemo con forza alle autorità italiane e dell'Unione europea di farsi promotori affinché gli stati del vecchio continente possessori di centrali nucleari, effettuino serie prove per testare la sicurezza di tutti i loro impianti, soprattutto di quei 13 ubicati intorno all'arco alpino. Dalla Francia alla Slovenia, perché la sicurezza è un bene comune, la sicurezza non ha confini. Poi bisogna appurare qual è il rischio minore per una buona qualità della vita dell'uomo e se sia davvero possibile sostituire atomo e idrocarburi con le energie rinnovabili. Da quel che ne sappiamo queste possono contribuire sensibilmente alla produzione ma sono ben lontane da sopperire al fabbisogno nazionale. Abbiamo comunque intenzione di effettuare un'indagine conoscitiva. Dopo di ciò si potrà votare lucidamente al referendum in virtù delle informazioni ottenute durante questa «articolata riflessione» ma senza dire dei «no» a priori.

D. Quindi voi se ho ben capito chiedete tre cose: il differimento del referendum, i test sulle centrali europee e un'indagine conoscitiva per valutare la vera potenzialità delle rinnovabili…

R. Sì, ma accanto a queste richieste abbiamo intenzione di avviare una campagna sull'efficienza e sul risparmio energetico.

D. In che modo pensa si possano realizzare efficienza e risparmio?

R. L'efficienza migliorando gli impianti di produzione elettrica, spesso vecchi di decenni, e con le costruzioni e ristrutturazioni edili. La cosiddetta bioedilizia. È assurdo continuare a tirar su abitazioni che necessitano di grandi quantità di energia per essere riscaldate d'inverno e raffreddate d'estate. Riguardo al risparmio, mi riferisco ai «comportamenti virtuosi» di aziende e famiglie, che dovrebbero essere incentivati dallo stato, così come vengono incentivate le rinnovabili. Grazie ai parlamentari iscritti a FareAmbiente, ci faremo promotori di una proposta di legge che prevederà sgravi fiscali per le imprese, magari con il credito di imposta, e risparmi sulle bollette per le famiglie, se dimostreranno una buona diminuzione dei consumi nell'arco di un anno. E più risparmieranno più dovranno essere alti gli incentivi. Si potrebbero stabilire le quote-premio in base al calo dei fabbisogni. Inoltre avvieremo una campagna di sensibilizzazione per tutti gli uffici pubblici, dai ministeri agli enti locali affinché non lascino luci, condizionatori, computer o quant'altro accesi durante la notte o nei giorni festivi. Così facendo si potrebbe recuperare quel 20% di elettricità che importiamo dall'estero. Concludendo vorrei che quando si voterà il referendum, sia giugno o, come da noi auspicato, il prossimo anno, si prendesse una decisione coerente: o condividere i rischi, peraltro bassi del nucleare o rinunciare a tutto il nucleare, anche a quello prodotto altrove. Quindi se fuori dal nucleare bisognerà stare lo si stia a 360 gradi e se la produzione energetica non dovesse bastare, vista la cronica instabilità politica degli stati produttori di petrolio, gli italiani si preparino a un razionamento.

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