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Droga, aggravanti caso per caso

del 29/03/2011
di: di Debora Alberici
Droga, aggravanti caso per caso
Si moltiplicano le pronunce di legittimità che hanno elevato la soglia per l'applicabilità dell'aggravante dell'ingente quantità. Infatti l'inasprimento di pena scatta al di là delle quantità prestabilite dalla Suprema corte tempo fa (2 kg per droghe pesanti e 50 per droghe leggere). Sarà il giudice, ha ribadito la Corte di cassazione con la sentenza numero 12404 depositata ieri, a valutare l'esistenza dell'aggravante alla luce di tre parametri (nessuna quantità prestabilita, dunque). E cioè, l'oggettiva eccezionalità del quantitativo sotto il profilo ponderale, il grave pericolo per la salute pubblica che lo smercio di un tale quantitativo comporta , infine, la possibilità di soddisfare le richieste di numerosissimi consumatori per l'elevatissimo numero di dosi ricavabili. «Va dato rilievo primario», scrivono gli Ermellini, «al valore ponderale, considerato in relazione alla qualità della sostanza e specificato in ragione del grado di purezza, e, quindi, delle dosi singole aventi effetti stupefacenti, stabilendosi se esso possa dirsi di “eccezionale” dimensione rispetto alle usuali transazioni del mercato clandestino». Tale carattere, si legge nella sentenza, «è certamente suscettibile di essere di volta in volta confrontato dal giudice di merito con la corrente realtà del mercato, ma, stando a dati di comune esperienza, apprezzabili a maggior ragione dalla Corte di cassazione, sede privilegiata in quanto terminale di confluenza di una rappresentazione casistica generale, deve ritenersi che non possono di regola definirsi “ingenti” quantitativi di droghe “pesanti” che, presentando un valore medio di purezza per il tipo di sostanza, siano al di sotto dei due chilogrammi; e quantitativi di droghe “leggere” che, sempre in considerazione di una percentuale media di principio attivo, non superino i cinquanta chilogrammi». Insomma sulla base di questi motivi la sesta sezione penale della Suprema corte ha assunto la stessa posizione presa da un Collegio della quarta sezione con la sentenza numero 9927 dell'11 febbraio 2011 (si veda ItaliaOggi del 12 marzo), consolidando, così, questo recente orientamento che aveva dato un colpo di coda a moltissime altre decisioni che hanno applicato l'aggravante molto più facilmente. Anche in questo caso, dunque, l'epilogo è stato lo stesso. La Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a tre imputati sul punto dell'ingente quantità.
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