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Alfano dai commercialisti: serve una svolta culturale

del 26/03/2011
di: Anna Irrera
Alfano dai commercialisti: serve una svolta culturale
Mediazione civile obbligatoria quale «pilastro centrale» della strategia per ottenere la riduzione dei contenziosi. Strategia che si compone anche del piano di digitalizzazione della giustizia, della semplificazione dei riti e di un programma straordinario di smaltimento dell'arretrato. Questo è quanto ha dichiarato il ministro della giustizia Angelino Alfano, intervenuto ieri a Torino al Convegno del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec), «Mediazione civile: strumento giuridico e percorso di unione. Il ruolo dei commercialisti».

«Sulla giustizia non intervenire è l'unico modo per peggiorare le cose. Io ho provato a mettere le mani sui gangli vitali del sistema e alcuni brontolii sono diventati protesta: me ne assumo la responsabilità», ha rilevato Alfano. «Quando mi si dice, che è inutile fare le riforme è che servono più soldi per far funzionare meglio il sistema, e per carità più soldi farebbero piacere a tutti», ha proseguito il ministro, «vorrei che mi si spiegasse il motivo per cui, mentre si investivano più soldi nel sistema giustizia, l'arretrato cresceva e ora invece cala. È la dimostrazione di una regola economica per cui se si investono risorse in un sistema inefficiente, quelle risorse non equivalgono a maggiore efficienza ma si trasformano in spreco». Secondo il guardasigilli la mediazione civile obbligatoria, prevista dal dlgs 28/2010 entrato in vigore il 21 marzo 2011, va quindi intesa quale tassello necessario per raggiungere una maggiore efficienza dell'intero sistema. «Oggi ci troviamo qui per parlare del pilastro centrale della strategia che porta alla diminuzione dei contenziosi. Su questo argomento io voglio essere molto chiaro», ha precisato il ministro, «o vi è una svolta culturale alla quale tutti dobbiamo contribuire oppure ogni strumento innovativo è destinato a fallire».

Dello stesso parere il presidente del Cndcec, Claudio Siciliotti, che nel corso del convegno ha dichiarato: «Non possiamo gioire di proroghe, abbiamo studiato la legge sulla mediazione e ci siamo preparati. Vogliamo essere protagonisti di una riforma vincente per cambiare il paese». Tuttavia, secondo il presidente: «Quella sulla mediazione civile è una riforma sicuramente perfettibile, ma il suo avvio segna comunque uno spartiacque nella storia della giustizia italiana. Pur con tutte le difficoltà che nella fase iniziale potranno verificarsi, era importante partire». «Anche se potrebbero rivelarsi necessarie modifiche», ha spiegato Siciliotti, «l'obbligatorietà mi sembra francamente un elemento non discutibile. Credo vadano riviste le ore di formazione richieste e che il ruolo di mediatore vada riservato ai soli iscritti agli Ordini professionali e non ai laureati triennali tout court».

Ed è proprio sulle qualifiche dei mediatori che si è soffermata, a margine del convegno di ieri, anche Vilma Iaria, presidente dell'Adc- Associazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili sindacato unitario. «La formazione dei commercialisti», ha spiegato Iaria, «è il punto nodale, al quale noi rappresentanti delle associazioni di categoria dobbiamo guardare con particolare attenzione».

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