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La mediazione è un affare privato

del 26/03/2011
di: di Gabriele Ventura
La mediazione è un affare privato
La conciliazione obbligatoria è un affare per i privati. Gli organismi che hanno in mano i due terzi del business sono infatti società di capitali o a responsabilità limitata. Su 630 sedi in Italia adibite al nuovo strumento di risoluzione delle liti entrato in vigore lunedì scorso, ben 415 sono enti di natura privata. A seguire le associazioni (tra professionisti o non-profit) con 81 avamposti e le camere di commercio con 70. Indietro gli ordini professionali, con 38 sedi. Di queste, 29 fanno capo ai Consigli dell'ordine forense (ben cinque sono stati accreditati venerdì scorso), sette ai dottori commercialisti e due al Notariato. È quanto emerge da una rielaborazione di ItaliaOggi sul numero degli organismi accreditati presso l'albo del ministero della giustizia e suddivisi a seconda della natura dell'ente.

La suddivisione degli organismi. A ulteriore conferma del dominio incontrastato dei privati nella spartizione della torta della conciliazione obbligatoria, basti pensare che due sole società, Efi spa e Prontiaconciliare srl, hanno in mano quasi un terzo della copertura territoriale totale, con più di 200 sedi. A seguire, nella classifica degli organismi più estesi, troviamo Adr pro gest Italia srl con 31 avamposti, adr network con 15, adr conciliando con 14 e Mani srl con 12. Per questo inizio di partita giocheranno invece un ruolo marginale gli ordini professionali, con 38 sedi sulle 630 totali. Mancano ancora all'appello, però, tutte le professioni tranne avvocati, commercialisti e notai, ancora in fase di accreditamento al registro del ministero. A questo proposito, gli ordini forensi stanno facendo una vera e propria corsa all'iscrizione, con ben cinque organismi accreditati giusto venerdì scorso. Si tratta dell'ordine degli avvocati di Lecce, del foro di Trani e degli ordini di Belluno, Pinerolo e Taranto. In totale, l'avvocatura può quindi contare su 29 sedi, ma secondo un sondaggio del Consiglio nazionale forense sarebbero più di 100 gli ordini locali intenzionati ad avviare un organismo di conciliazione. Le sedi dei consigli locali dei commercialisti iscritte al registro sono invece sette, mentre il Notariato ne può contare due (Adr notariato e l'organismo di conciliazione di Firenze, che raggruppa ordini di avvocati, commercialisti e notai). Nella sfida della conciliazione obbligatoria si sono lanciate anche le università, con sette sedi dove mediare, sei delle quali fanno capo alla camera di conciliazione Niccolò Cusano, dell'omonima università telematica delle scienze umane. L'altro organismo è invece «mediare con Unipa», costituito dal Dipartimento di studi europei e della integrazione internazionale (Dems) dell'Università degli studi di Palermo. Nell'elenco del ministero della giustizia si trovano infine tre sedi di società cooperative, due costituite da studi legali (la camera di conciliazione Straniero Riccio e associati) e uno facente capo alla regione Lazio (Arturo Carlo Jemolo).

La suddivisione dei procedimenti. Si può ipotizzare, inoltre, una relazione tra il numero delle sedi e i procedimenti, rientranti nelle maglie del dlgs n. 28/2010, da gestire per ciascuna tipologia di organismo. Quantificando in 300 mila l'anno le mediazioni da spartire, i due terzi, ovvero 200 mila, andrebbero agli organismi privati. Le camere di commercio ne potrebbero ottenere circa 30 mila e poco di più le associazioni. Agli avvocati non resterebbero che le briciole, cioè circa 15 mila alternative dispute resolution all'anno.

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