La cassa di previdenza dei geometri punta sull'estensione all'intera platea degli iscritti della long term care (l'assistenza continuativa agli anziani non autosufficienti). E, annuncia a ItaliaOggi Diego Buono, vicepresidente dell'ente, «a maggio porteremo all'attenzione del comitato dei delegati la proposta, che intendiamo finanziare con l'innalzamento del contributo integrativo (a carico del committente, ndr) che, in base al nostro statuto, abbiamo già elevato al 4%», dunque l'incremento, in virtù di ciò che stabilisce la legge, sarà al massimo di un altro punto percentuale. Attualmente, ricorda il numero due della Cipag, «abbiamo circa 100 mila iscritti, di cui 90 mila attivi e il resto pensionati, tutti assicurati contro gli eventi morbosi», fra cui le patologie gravi come i tumori, «ma è opportuno garantire alla categoria prestazioni più consistenti». Un tema, quello affrontato dalla Cassa dei geometri, protagonista ieri a Roma del convegno per il ventennale della fondazione di Assoprevidenza, l'organismo presieduto da Sergio Corbello, che si pone l'obiettivo di favorire la diffusione dei fondi complementari, in una società che invecchia, senza la garanzia che il servizio sanitario nazionale possa coprirne le necessità. E, infatti, in Italia, a fronte di 2,6 milioni di persone non autosufficienti (il 4,8% del totale), 2 milioni sono in età avanzata, e una famiglia su dieci è coinvolta da questo fenomeno. Il 20,1% degli abitanti ha superato i 65 anni, ma nel 2051 si calcola che gli ultrasessantacinquenni saliranno al 34,3%: un connazionale su tre sarà, pertanto, anziano. La conseguenza? Una crescita considerevole dei costi per curare chi non potrà più camminare, mangiare, lavarsi e vestirsi autonomamente e, conoscendo l'entità esigua delle risorse pubbliche, dovranno entrare in gioco le forme complementari di assistenza; la ragioneria generale dello stato ha, infatti, ipotizzato che la spesa per questo filone potrebbe raddoppiare, passando dall'odierno 1,8% del pil al 3,3% dell'anno 2060. Già adesso, il leitmotiv secondo cui la gente lavora in buona parte per pagare le pensioni dei propri padri (e nonni) è una realtà: ognuno finanzia la spesa per previdenza e sanità degli over65 con somme che equivalgono a oltre il 52,6% del pil pro capite.