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La casa dei commercialisti è tabù

del 26/03/2011
di: Pagina a cura di debora alberici
La casa dei commercialisti è tabù
Invalido l'accertamento basato su documenti sequestrati nell'abitazione - studio del commercialista del contribuente, senza autorizzazione della Procura. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 6908 depositata ieri, ha respinto il ricorso presentato dell'Agenzia delle entrate. Il caso a Roma. La Guardia di finanza aveva perquisito lo studio di un commercialista ove lui aveva anche la residenza anagrafica. Aveva rinvenuto dei documenti concernenti una società (sua cliente) e dai quali era stata contestata una dichiarazione dei redditi infedele. Quindi l'ufficio aveva disposto una rettifica del reddito chiedendo la maggiore Ires. Contro l'atto impositivo la contribuente aveva presentato ricorso alla Ctp e lo aveva perso. Poi la Ctr del Lazio aveva accolto il gravame della società contribuente ribaltando completamente le sorti della vicenda. A questo punto l'Agenzia delle entrate ha fatto ricorso in Cassazione ma senza successo. La sezione tributaria, ha motivato la decisione sostenendo che «la circostanza che nell'immobile ove la perquisizione è stata eseguita il commercialista avesse solo la residenza anagrafica, senza in realtà abitarvi, è meramente affermato dal fisco, senza alcuna prova. Resta il fatto che non è contestato che ivi il commercialista avesse anche la residenza e quindi sussiste la violazione del secondo comma dell'articolo 52 del dpr 633 del 1972, rilevata dal giudice tributario». Non sono poche le oscillazioni giurisprudenziali sulle ispezioni della Guardia di finanza e sulla necessità dell'autorizzazione. Con una sentenza (numero 2804) depositata all'inizio di febbraio la Cassazione ha sancito la validità dell'accertamento induttivo fondato su un brogliaccio (o su documentazione extracontabile in genere) rinvenuta durante un'ispezione della Guardia di finanza in un'auto usata per l'attività aziendale, anche senza autorizzazione della Procura della Repubblica. Secondo la sentenza 7813, invece, il possesso, da parte dell'amministratore di un'azienda di due utenze telefoniche, una relativa al deposito e l'altra, figurante come abitazione, insieme ad altri elementi, può legittimare l'ispezione della Guardia di finanza nel domicilio reale del contribuente.
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