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Prodotti finanziari? Beni di massa

del 26/03/2011
di: Federico Unnia
Prodotti finanziari? Beni di massa
Le norme di contrasto alle pratiche commerciali sleali richiedono ai professionisti l'adozione di modelli di comportamento in parte desumibili da siffatte norme, ove esistenti, in parte dall'esperienza propria del settore di attività, nonché dalla finalità stessa di tutela perseguita dal Codice del consumo. Ciò purché siffatte condotte siano dagli stessi concretamente esigibili, in un quadro di bilanciamento, secondo il principio di proporzionalità, tra l'esigenza di libera circolazione delle merci e dei servizi e il diritto del consumatore a determinarsi consapevolmente in un mercato concorrenziale, secondo la logica alla base del modello, pur esso di derivazione comunitaria, del c.d. consumatore medio. Nel caso in esame, pur non essendo incorse in specifiche violazioni della normativa di settore, le società Fiditalia e Coin non hanno, con sufficiente grado di diligenza, tutelato il consumatore medio, per avere omesso di adottare non già complicati accorgimenti, quanto di seguire elementari regole di prudenza e di chiarezza nelle procedure di acquisizione della clientela nonché nella fase di promozione dei servizi di rispettivo interesse. È quanto deciso dal Tar del Lazio (Pres. G. Giovannini, Est. S. Martino) con la sentenza 00449/2011 emessa il 1° dicembre 2010 e depositata il 14 gennaio 2011, con la quale è stato parzialmente accolto il ricorso presentato da Coin contro il provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato del 6 agosto 2009, con il quale era stata sanzionata la pratica commerciale relativa alla Coincard, carta di credito co-branded, frutto della collaborazione tra Coin e Fiditalia. Nella valutazione della correttezza della pratica, inoltre, il Tar ha sottolineato che l'individuazione del modello di consumatore medio non può conseguire a una valutazione condotta in termini meramente statistici o empirici, dovendo invece essere presi in considerazione fattori di ordine sociale, culturale ed economico, fra i quali, in particolare, va analizzato il contesto economico e di mercato nell'ambito del quale il consumatore si trova ad agire. Il richiamo al consumatore medio, in rapporto alla peculiarità del settore in esame, non esclude che un'adeguata tutela debba essere assicurata anche ai consumatori meno smaliziati, in quanto presumibilmente, sono proprio costoro gli utenti «medi» dei servizi oggetto della pratica. Circa il contrasto tra le norme in questione e quelle di settore il Tar ha ricordato che Banca d'Italia e Autorità antitrust, sebbene perseguano entrambe, in via diretta o servente rispetto alla cura dell'interesse pubblico primario di cui sono titolari, la tutela del consumatore, lo fanno attraverso strumenti del tutto diversi. Le due Autorità sono fisiologicamente destinate ad operare in maniera complementare, posto che se (come già più volte rilevato dalla Sezione) l'esistenza di un quadro regolatorio evidenzia l'elevato grado di professionalità richiesto alle imprese operanti nel settore, tale disciplina, tuttavia, non esaurisce ogni possibile regola di comportamento esigibile dalle imprese medesime a tutela della libertà di scelta e di autodeterminazione del consumatore. Infine, il Tar ha accolto il ricorso, ridefinendo così la sanzione per Coin a 45 mila euro, con riferimento al contesto ambientale nel quale avveniva la proposta e la eventuale sottoscrizione della carta (appunto un affollato centro commerciale) nel quale, data la moltitudine di persone, la possibile confusione, il consumatore non sarebbe nelle migliori condizioni per valutare a fondo il prodotto finanziario offertogli. Pur condividendo questa valutazione, il Tar ha escluso che da essa derivi automaticamente la qualifica di aggressività della pratica posta in essere.

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