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Opposizione ai decreti ingiuntivi di nuovo alle Sezioni unite

del 26/03/2011
di: La Redazione
Opposizione ai decreti ingiuntivi di nuovo alle Sezioni unite
La vicenda della riduzione dei termini per l'opposizione ai decreti ingiuntivi torna alle Sezioni unite. Quelle stesse sezioni unite che, con la sentenza n. 19246/2010, avevano mandato in tilt i tribunali italiani dimezzando i termini per contestare le ingiunzioni da 10 a 5 giorni, interpretando l'articolo 645, comma 2 del cpc (si vedano ItaliaOggi del 7 e del 15 ottobre 2010, nonché ItaliaOggi Sette del 29 novembre 2010). È quanto ha deciso la terza sezione civile della Corte di cassazione con l'ordinanza interlocutoria n. 6514/2011, depositata il 22 marzo, che sembra aprire a un ripensamento da parte dei giudici di legittimità. Con la citata sentenza n. 19246 del 9 settembre 2010, le Sezioni unite avevano interpretato l'articolo 645, comma 2 cpc, affermando che il termine per la costituzione dell'opponente alle ingiunzioni dovesse ritenersi dimezzato in ogni caso, a prescindere dalla circostanza che l'opponente si fosse avvalso o meno della facoltà di ridurre il termine di comparizione.

Ciò ha suscitato il timore da parte degli operatori, tanto da giustificare la richiesta, da parte del Consiglio nazionale forense, di un intervento normativo che impedisse le dichiarazioni in massa di improcedibilità delle opposizioni ai decreti ingiuntivi nelle quali l'opponente non si fosse costituito nel termine di cinque giorni (effetto comunque scongiurato dall'irretroattività dell'interpretazione).

Ora si apre un nuovo capitolo. Secondo la terza sezione civile del «Palazzaccio», la pronuncia delle Sezioni unite contrasta con i principi del giusto processo sanciti dall'articolo 111 della Costituzione. Ciò in quanto la norma in oggetto autorizza, ma non impone, la riduzione del termine. L'automatica riduzione, si legge infatti nell'ordinanza, «comporta una deroga alla disciplina di diritto comune che aggrava la posizione di una sola delle parti del giudizio, ed in particolare la posizione dell'opponente, che già risulta svantaggiato rispetto alla controparte nell'esercizio del diritto di difesa». Ciò creerebbe un'asimmetria nell'esercizio del diritto di difesa, a danno del solo opponente e in mancanza di un'espressa disposizione di legge. Uno scenario che «non pare compatibile con i principi per cui il giusto processo deve svolgersi in condizioni di parità tra le parti e deve essere regolato dalla legge (art. 111, commi 1 e 2 della Costituzione)».

Secondo il collegio della terza sezione civile, presieduto da Roberto Preden (relatore della causa è invece Raffaella Lanzillo), la riduzione alla metà dei termini di costituzione dell'opposto, ex articolo 645, comma 2 c.p.c., opera nei soli casi in cui l'opponente si avvalga di tale facoltà e non in modo automatico. Inoltre, ma tale principio era già stato affermato in dottrina (scongiurando il possibile effetto domino per le opposizioni già pendenti), gli «ermellini» ribadiscono che il principio affermato con la sentenza n. 19246 del 2010 non dovrebbe poter essere applicato ai processi svoltisi in data anteriore, quando peraltro era consolidata una diversa interpretazione.

L'articolo 374, comma 3 del codice di procedura civile stabilisce che se la sezione semplice di Cassazione ritiene di non condividere un principio di diritto enunciato dalle Sezioni unite, rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso. Proprio quello che è avvenuto con l'ordinanza n. 6514/2011, che appare prodromica a una possibile retromarcia interpretativa. Ora la palla passa nuovamente alle Sezioni unite.

Valerio Stroppa

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