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Controversie individuali con transazione

del 25/03/2011
di: Claudio Milocco
Controversie individuali con transazione
Nelle controversie individuali di lavoro aventi per oggetto diritti soggettivi disponibili del lavoratore dipendente il ricorso alla transazione è la soluzione preferita di norma dalle parti in causa.

È noto che la transazione per essere tombale deve essere attivata dalle parti tramite il ricorso al sindacato dei lavoratori o all'apposita commissione della direzione del lavoro o davanti al Giudice del lavoro del Tribunale competente (quando la causa è radicata).

Ai sensi dell'art. 1965 del c.c. la transazione «è il contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine ad una lite che può sorgere fra loro. Con le reciproche concessioni si possono creare modificare o estinguere anche rapporti diversi da quello che ha formato oggetto della pretesa e della contestazione delle parti».

L'oggetto della transazione non è il rapporto o la situazione giuridica cui si riferisce la discorde valutazione delle parti, ma la lite cui questa ha dato o può dar luogo e che le parti stesse intendono eliminare mediante reciproche concessioni che possono consistere anche in una bilaterale e congrua riduzione delle opposte pretese in modo da realizzare un regolamento di interessi sulla base di un quid medium tra le prospettazioni iniziali (Cass. 8 luglio 1994, n. 6444).

L'oggetto del negozio transattivo va identificato non in relazione alle espressioni letterali usate dalle parti, non essendo necessaria una puntuale specificazione delle contrapposte pretese, bensì in relazione all'oggettiva situazione di contrasto che le parti stesse hanno inteso comporre attraverso reciproche concessioni, giacché la transazione, quale strumento negoziale di prevenzione di una lite è destinata, analogamente alla sentenza, a coprire il dedotto e il deducibile.

Elementi del negozio transattivo devono ritenersi la volontà delle parti di porre fine a un litigio cominciato o prevenire una lite che può sorgere e la reciprocità di concessioni tra le parti stesse, in modo che ciascuna dando, ritenendo o promettendo alcunché, subisca un sacrificio.

La reciprocità delle concessioni, che consente di qualificare come oneroso il negozio transattivo, può anche consistere in concessioni totali o anche parziali per evitare o troncare la lite, che le parti si facciano vicendevolmente (Cass. n. 10 luglio 1985, n. 4106).

Deve essere qualificata novativa la transazione che determina l'estinzione del precedente rapporto e a esso si sostituisce integralmente, di modo che si verifichi una situazione di oggettiva incompatibilità tra il rapporto preesistente e quello dell'accordo transattivo, con la conseguente insorgenza dell'atto di un'obbligazione oggettivamente diversa dalla precedente.

È qualificabile invece come transazione semplice o conservativa l'accordo con il quale le parti si limitano ad apportare modifiche solo quantitative a una situazione già in atto e a regolare il preesistente rapporto mediante reciproche concessioni, consistenti in una bilaterale e congrua riduzione delle opposte pretese in modo da realizzare un regolamento di interessi sulla base di un quid medium tra le prospettazioni iniziali.

Le disposizioni dell'art. 2213, comma 1, che stabilisce l'invalidità delle rinunzie e transazioni aventi per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti collettivi concernenti i rapporti di cui all'art. 409 c.p.c, trova il suo limite di applicazione nella previsione di cui all'ultimo comma del citato art. 2113 che fa salve le conciliazioni intervenute ai sensi degli artt. 185, 410 e 411 c.p.c. ossia quelle conciliazioni nelle quali la posizione del lavoratore viene ad essere adeguatamente protetta nei confronti del datore di lavoro per effetto dell'intervento in funzione garantista del terzo (autorità giudiziaria, amministrativa o sindacale).

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