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Correttivi anticrisi a ampio raggio

del 25/03/2011
di: di Andrea Bongi e Cristina Bartelli
Correttivi anticrisi a ampio raggio
Nonostante la crisi economica anche nel 2009 gli studi di settore hanno svolto il loro compito. Hanno cioè garantito l'emersione delle basi imponibili accompagnando i contribuenti verso comportamenti virtuosi come la contrazione dell'incremento dei magazzini e la riduzione dei costi residuali. L'introduzione dei correttivi congiunturali anticrisi, utilizzati da quasi l'80% dei soggetti, ha dunque garantito la sostanziale tenuta degli studi di settore consentendo a questi ultimi di svolgere comunque, nonostante la crisi economica in atto, la loro funzione di Tax-compliance. È questo, in estrema sintesi, il giudizio di massima che si può trarre dall'analisi del responso dei dati degli studi di settore 2010 (periodo d'imposta 2009) diffusi ieri dalla Sose all'interno del documento intitolato «il ruolo degli studi di settore a garanzia della Tax- compliance».

Il documento affronta tre principali problematiche: gli studi di settore e l'adeguamento spontaneo in corso d'anno; gli effetti degli studi di settore in riferimento all'analisi dell'andamento dei ricavi e dei redditi delle imprese ed infine il confronto dei dati fiscali con i consumi delle famiglie. Per quanto attiene all'effetto degli studi di settore sull'adeguamento spontaneo da parte dei contribuenti l'analisi della Sose evidenzia, anche per il 2009, il progressivo aumento dei contribuenti congrui naturali che conferma il grado di persuasività raggiunto da tale strumento di accertamento. La crescita dei soggetti «congrui naturali», si legge nel documento diffuso da Sose evidenzia come i contribuenti cercano di adeguarsi ai risultati dello studio di settore nel corso dell'anno determinando così un incremento strutturale della base imponibile assoggettabile a tassazione. I dati del 2009 evidenziano che il 12,2% dei contribuenti si è adeguato spontaneamente ai risultati di Gerico, il 3,7% si è posizionato nel c.d. «intervallo di confidenza» mentre la percentuale dei non congrui si è attestata al 15,7%. I congrui naturali nel 2009 raggiungono la percentuale del 68,4% mentre quasi l'80% dei contribuenti soggetti agli studi di settore ha usufruito dei correttivi congiunturali anticrisi. In crescita costante anche la platea dei soggetti che hanno utilizzato il campo annotazioni dello studio di settore. Anche nel 2009 si è confermata dunque questa tendenza, in atto già negli anni precedenti, con un livello record di utilizzi del quadro annotazioni a quota 277 mila. L'andamento nel tempo dei ricavi e dei redditi delle imprese dimostra inoltre una crescita continua per quelle imprese soggette agli studi di settore. Per queste ultime nel decennio 1999-2009 i ricavi medi dichiarati risultano infatti pressoché raddoppiati. Gli studi di settore, si legge nel documento della Sose, hanno quindi contribuito a una graduale e continua emersione dei ricavi dichiarati dai contribuenti negli anni di loro applicazione. Analoghe considerazioni possono essere effettuate anche con riferimento ai redditi medi dichiarati dalle imprese che nello stesso arco temporale hanno evidenziato una crescita significativa. Per entrambe le componenti, ricavi e redditi, i dati dell'anno 2009 sono naturalmente in controtendenza rispetto agli anni passati per effetto della crisi economica in atto. Tuttavia la riduzione dei ricavi e dei redditi dichiarati dalle imprese soggette a studi di settore è generalmente inferiore a quella delle grandi imprese non soggette a studi. Intanto il 31 marzo saranno ultimati i correttivi per il 2011. La linea da seguire, conferma Giampiero Brunello, presidente di Sose, è formalmente la stessa dello scorso anno (si veda ItaliaOggi del 26/11/2010): «Ma i correttivi lavorano in modo diverso e selettivo rispetto ai settori e ai territori. Anche se», precisa Brunello, «è ancora presto per fornire dei dati visto che abbiamo ricevuto tutto il materiale 15 giorni fa e stiamo esaminando il tutto». Per quanto riguarda i dati degli studi di settore 2010 (periodo d'imposta 2009) Brunello non nasconde la soddisfazione: «Abbiamo aumentato l'attività di compliance, i congrui e i coerenti sono aumentati rispetto agli anni precedenti. I non congrui a fine 2009 si sono attestati al 15,7%. Un altro dato significativo per Brunello è quello che racconta il livello di evasione: “Nel 2008 sul 2007 si era al 14,9% di imponibile non dichiarato mentre nel 2008 sul 2009 siamo passati al 16,2%”. Dato invariato per questa tornata di studi. All'inizio degli studi di settore», conclude Brunello, «il non dichiarato era al 42,2%».

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