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Proposte per un progetto unitario del Mezzogiorno

del 24/03/2011
di: La Redazione
Proposte per un progetto unitario del Mezzogiorno
Per i centocinquant'anni dell'Unità d'Italia, il senatore Luigi De Sena, vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, ha tracciato una realistica fotografia dell'attuale realtà del Mezzogiorno.

In particolare, ha ricordato che «questo è il momento per rilanciare la questione meridionale in un ottica di interesse nazionale, fondata sul riconoscimento delle reciproche diversità. Più volte è stata lanciata l'idea di un coordinamento serrato tra stato e regioni finalizzato a individuare obiettivi comuni a sostegno dello sviluppo meridionale e del paese».

Per quanto riguarda, invece, voci troppo spesso inascoltate, il senatore ha ribadito che «la questione morale nel Sud è un imperativo categorico. Mentre l'immoralità della scissione territoriale e l'illusione della rimozione psicologica del problema rappresenterebbero la fine del concetto unitario di nazione».

Inoltre, ha posto l'accento «sull'adozione di un Progetto unitario del Mezzogiorno (Pum) che scuota le coscienze e chiami alla coerenza nell'impiego delle risorse. Le mafie prosperano, fanno affari, puliscono gli introiti illeciti per inserirli nel circuito visibile, ma distorto, dell'economia sana eticamente intesa».

«È bene, aggiunge, che si passi ad una fase costruttiva, di messa a fattore comune delle risorse, secondo piani di interesse nazionale».

Con riferimento a ciò che rende debole il contrasto alle mafie, De Sena si dice rammaricato che «manchi qualcosa nella capacità delle istituzioni di spossessare le mafie dei loro averi; nel merito, la capacità di una confisca (susseguente al sequestro) dei beni di provenienza illecita e di un immediato reimpiego delle risorse per iniziative di interesse pubblico, si deve lavorare intensamente, ampliando lo spazio di manovra, la concretezza e l'utilizzazione degli interventi di recupero».

Circa il contributo del Progetto unitario del Mezzogiorno, questo «potrebbe rappresentare il programma di un governo, nazionale e regionale, che volesse interpretare i bisogni reali dell'intero paese. Tutto è compreso tra giustizia, sicurezza, equità fiscale, lavoro, sviluppo, servizi pubblici, educazione e cultura. Un progetto che non può non prevedere agevolazioni fiscali, l'istituzione di sportelli unici, la promozione di conferenze dei servizi, oltre a task-force dedicate al sostegno delle iniziative imprenditoriali e di realizzazione della coesione sociale, come premessa capace di condurre a processi produttivi delle aziende verso aree più appetibili».

Parlando poi del ruolo che dovrebbero assumere le risorse comunitarie, il vice presidente della commissione parlamentare antimafia, ritiene che «la grande partita di queste opportunità dovrebbe rappresentare il collante metodologico e il supporto economico-finanziario integrativo. A cui fa da sfondo la conoscenza applicativa delle regole per assicurarsi una continuità di sostegno a progetti di cofinanziamento comunitario».

Alla domanda su come Egli giudichi la politica del consenso, il senatore ha ricordato che «bisogna praticare il consenso, legato alla responsabilità del decidere e del fare bene le cose, nell'esclusivo interesse dell'Italia». Nella fattispecie, ha auspicato che «si torni ad una politica fondata su idee e tradotta in programmi strategici di lungo periodo e non di sopravvivenza a breve. Soprattutto, non si possono cambiare in meglio le condizioni di sviluppo di una parte significativa del paese, senza esporsi al dissenso, alla critica e persino ad una eventuale inchiesta».

Del resto «non si può assumere pubblicamente la responsabilità dell'interesse generale delle comunità interessate e declinarne, o sviarne, le conseguenze a proprio favore. Ecco perché il Progetto unitario del Mezzogiorno non può che vedere attorno allo stesso tavolo tutti gli attori primari all'uopo legittimamente deputati».

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