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Uniti contro il caro polizza Rca

del 24/03/2011
di: di Alessandra Schofield
Uniti contro il caro polizza Rca
Ieri, a Roma, lo Sna ha consegnato alla Camera dei deputati un sostanzioso «assegno». Sono infatti state depositate firme raccolte dagli agenti e dai consumatori a sottoscrizione della petizione popolare volta ad aumentare la concorrenzialità del mercato assicurativo ed a contrastare la politica di abbandono di intere fasce di territori e di clientela da parte delle compagnie. Abbiamo intervistato a questo proposito Giovanni Metti, presidente del Sindacato Nazionale.

Domanda. Presidente Metti, cosa ha spinto gli agenti a promuovere questa iniziativa?

R. In Italia il problema del caro polizze Rc auto rischia di far saltare gli equilibri del sistema assicurativo. È per questo motivo che il Sindacato Nazionale degli Agenti di assicurazione si è mobilitato per raccogliere mezzo milione di firme con le quali presentare al presidente della Camera dei deputati una petizione di iniziativa popolare dedicata a sensibilizzare il mondo politico sull'adozione delle misure necessarie a rendere l'Italia più uguale al resto d'Europa.

D. L'idea della petizione popolare ha ottenuto il pieno appoggio dei consumatori. Perché?

R. Dal 1994 - anno di entrata in vigore della liberalizzazione tariffaria - ad oggi, il costo delle polizze obbligatorie è aumentato del 173%. L'Antitrust, nel confermare che la situazione è ormai insostenibile, ha aperto un'indagine conoscitiva sul settore Rc auto. L'obiettivo è quello di capire come mai i prezzi, già molto più alti che nel resto dell'Ue, continuino a salire più della media europea anche dopo l'avvio del risarcimento diretto e nonostante l'indice di sinistralità diminuisca, per esempio nei tratti stradali dotati di tutor. Inoltre, i consumatori hanno ormai compreso che un aumento della concorrenza nel settore assicurativo si ripercuoterebbe positivamente sul livello delle tariffe.

D. Qual è la posizione dell'Ania di fronte alle vostre istanze?

R. L'Associazione delle imprese di assicurazione ha nel tempo sostenuto posizioni, destinate ad essere successivamente smentite dai fatti. Nel 2004, secondo l'Associazione delle Imprese, non esisteva un problema tariffario in Italia; oggi le tariffe italiane sono doppie rispetto a quelle tedesche e quasi triple rispetto a quelle francesi. Nel 2007, l'Ania affermava che il caro polizze era dovuto alla legge 40 varata da Bersani, nella misura in cui l'introduzione del plurimandato avrebbe costretto le compagnie ad aumentare la retribuzione delle rispettive reti agenziali per mantenerne la fedeltà, ovvero fare in modo che esse continuassero a vendere soltanto il loro prodotto; ebbene, non soltanto le provvigioni degli agenti hanno continuato invece a diminuire e i prezzi a lievitare (+12% soltanto nel 2010 e più o meno nella stessa misura nei primi mesi del 2011), ma il deficit concorrenziale non è stato affatto colmato, come ha recentemente rimarcato la stessa Antitrust. Oggi l'Ania afferma che la colpa è della sinistrosità e del mondo politico, che non procede con celerità nel senso delle indicazioni fornite dalle compagnie. Insomma, la responsabilità è sempre di altri, mai dell'atteggiamento oligopolistico dei maggiori gruppi assicurativi italiani che controllano il mercato assicurativo italiano e di fatto impediscono il pieno dispiegarsi degli effetti virtuosi che deriverebbero da una piena e libera concorrenza. Ma perché l'Ania non risponde alle cinque domande postele dallo Sna e pubblicate nelle pagine del Corriere della Sera? Perché non dimostra tangibilmente di porre al centro della propria strategia la tutela dei consumatori?

D. Come valuta dunque lo Sna le recenti affermazioni dell'Ania circa la possibile soluzione al caro polizze?

R. Guardiamo con interesse alla disponibilità dell'Associazione, ma la sensazione è che le recenti uscite siano dettate soprattutto dal desiderio di non farsi rubare la scena dagli agenti di assicurazione. L'essenziale è che a pagare il prezzo degli interventi correttivi non siano, come al solito, i consumatori e gli agenti. Non vediamo, infatti, di buon occhio i tentativi di intaccare il diritto del cittadino a vedersi risarcire il danno subito, mediante l'introduzione di franchigie o limitazioni di copertura. Così come non ci piacciono le manovre dilatorie volte a scaricare sulla costituenda Agenzia Antifrode, a cui pure guardiamo con molto favore e della quale auspichiamo il definitivo varo, tutte le aspettative di risoluzione delle problematiche legate all'obbligo assicurativo. Anche perché un serio contrasto alle frodi è fondamentale; ma non incide sulla concorrenzialità del settore, che noi consideriamo altrettanto fondamentale.

D. Dunque, secondo lei quale atteggiamento dovrebbero assumere le imprese?

R. Dal nostro punto di vista è giunto il momento che le compagnie si assumano le proprie responsabilità e rinuncino alla strada dell'abbandono delle aree meridionali e della penalizzazione, oltre il limite di tollerabilità, delle categorie considerate indiscriminatamente a maggiore rischio. Mi riferisco ai clienti onesti residenti nelle regioni del Sud, ai guidatori colpiti anche da un solo sinistro, magari dopo anni di guida virtuosa, o ai giovani sui quali la società avrebbe piuttosto il dovere, e tutto sommato anche l'interesse, a investire. Il Sindacato non ha inoltre alcuna intenzione di tollerare le logiche grossolane adottate dalle compagnie nei confronti delle reti agenziali e della clientela, mediante storni massivi o liberalizzazioni di portafoglio, perché è consapevole che in talune zone del paese non è facile, per gli agenti, trovare mandati sostitutivi e per i clienti nuovi contratti assicurativi obbligatori.

D. Quali risultati vi attendete dalla petizione?

R. In realtà, un primo risultato lo abbiamo già conseguito, visto che da quando abbiamo dato avvio alle iniziative sindacali si sono mossi tutti: l'Antitrust, L'Isvap, il Governo e ora anche l'Associazione delle imprese. Siamo fiduciosi che questa sia la volta buona e che finalmente cambi qualcosa a favore del cittadino e del suo consulente professionale, l'agente, che intermedia il 92% del mercato auto.

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