L'86,1% degli occupati stranieri è dipendente e lavora con un contratto a tempo indeterminato, mentre quasi il 90% degli stranieri dipendenti occupa posizioni professionali da operaio, mentre la media degli italiani si attesta appena al 41,8%. I lavoratori stranieri si concentrano in professioni a bassa specializzazione: il 37,2% è infatti manovale, bracciante o collaboratore domestico. È proprio questa, secondo i ricercatori della Fondazione, la principale causa della maggiore vulnerabilità degli stranieri di fronte alla crisi. «I lavoratori stranieri», spiegano, «sono più esposti al turnover per la loro bassa specializzazione, hanno una minore tutela contrattuale e sono presenti in settori più vulnerabili alla ciclicità economica. Uno stato di disoccupazione prolungato rischia di far cadere gli stranieri nell'irregolarità, poiché il lavoro è la condizione necessaria per il regolare soggiorno in Italia. Dal momento che si contano quasi 265 mila disoccupati stranieri e che sono state avviate le procedure di nuovi 60 mila ingressi di extracomunitari stagionali», secondo la Fondazione occorre ripensare «la politica migratoria in modo da privilegiare ove possibile l'assunzione di stranieri già presenti nel nostro territorio ma che hanno perso il lavoro a causa dell'evento recessivo».
