Oltre 30 aggregazioni territoriali con 7.750 aziende, un giro d'affari di 23 miliardi di euro, 184mila addetti coinvolti ed una opportunità che va al di là del federalismo e che si chiama internazionalizzazione. Questi i numeri dei consorzi industriali, formula di aggregazione tra imprese nata a cavallo degli anni 60 e 70 che oggi, con casi di eccellenza come Monfalcone, Rieti e Bari, rivendicano le proprie potenzialità, grazie a processi di internazionalizzazione. La riprova è una Ricerca del Censis presentata ieri al Cnel in un convegno della Ficei, la Federazione Italiana Consorzi Enti Industralizzazione che conta circa 70 consorzi. L'indagine, svolta su un campione di 33 consorzi, evidenzia tra l'altro come negli ultimi anni questo modello aggregativo, nato per assicurare strategie di sviluppo nelle infrastrutture e nei servizi erogati sul territorio, abbia attratto un crescente numero di medio-grandi imprese: all'interno del sistema dei consorzi (che non vivono di sovvenzioni), infatti, le aziende coinvolte con oltre 250 addetti, sono passate dal 31% del 2008 al 34,4% del 2010, a riprova di un dinamismo al quale si è accompagnata anche una razionalizzazione delle spese di gestione, con la diminuzione dei membri dei Cda, che negli ultimi tre anni sono passati da una media di 6 a 5 consiglieri ed una significativa diminuzione dei costi amministrativi scesi dal 6,4 al 5,1% d'incidenza sui bilanci. Ma uno dei passaggi più interessanti della Ricerca è dove viene evidenziato come l'85% dei consorzi analizzati ha avviato da tempo iniziative a favore delle aziende insediate, nel campo della formazione, del marketing territoriale e della ricerca e innovazione. E 12 consorzi su 33 hanno avviato un processo di internazionalizzazione di grande beneficio per il territorio di pertinenza. «Quello dei consorzi industriali», ha commentato il presidente della Ficei Andrea Ferroni, «rappresenta, dati alla mano, un patrimonio per il sistema economico del paese». Da qui l'istanza della Ficei di valutare caso per caso ed in presenza di consorzi industriali privi di virtuosismo operativo e progettuale, autorizzarne una sorta di «rottamazione», mentre in tutti i casi certificati di eccellenza, fare dei consorzi uno strumento strategico per lo sviluppo del territorio e dell'imprenditoria locale.