Consulenza o Preventivo Gratuito

Identikit Iva per gli operatori

del 23/03/2011
di: di Franco Ricca
Identikit Iva per gli operatori
Tutti gli operatori economici che intervengono in scambi intracomunitari di beni o di servizi devono essere identificati con il numero di partita Iva, senza eccezioni. Il numero va comunicato immediatamente al fornitore, che, verificatane l'esattezza e la corrispondenza dei dati nell'archivio Vies, si basa su questa informazione per accertare lo status di soggetto passivo del cliente. Sono alcune indicazioni operative che emergono dal testo finale del regolamento recante disposizioni di applicazione della direttiva Iva proposto dalla commissione europea a dicembre 2009 e adottato definitivamente dal consiglio il 15 marzo 2011. Il provvedimento, che sostituisce il precedente regolamento n. 1777 del 2005 con effetto dal 1° luglio 2011, è in via di pubblicazione nella Guue. Vediamo la soluzione adottata in relazione alla problematica dell'accertamento dello status del destinatario delle prestazioni di servizi.

Occorre ricordare che dal 1° gennaio 2010, per effetto delle modifiche apportate dalla direttiva n. 2008/8/Ce del 12 febbraio 2008, il luogo di tassazione delle prestazioni di servizi in genere scambiate fra soggetti passivi è il luogo in cui è stabilito il committente, il quale è altresì debitore dell'imposta nel caso in cui il fornitore sia stabilito altrove. Viceversa, il luogo delle prestazioni di servizi in genere rese nei confronti di privati è quello nel quale è stabilito il prestatore.

La nuova regola generale ha posto (più che in passato) il problema dell'accertamento, da parte del prestatore, dello status di soggetto passivo oppure di privato del committente. Al riguardo, se il destinatario della prestazione è un soggetto comunitario, il problema sembrava doversi risolvere in armonia con le disposizioni dell'art. 214 della direttiva n. 112 del 2006, che nel testo sostituito, con effetto dall'1/1/2010, dalla direttiva n. 8 del 2008, impone agli stati membri di identificare con il numero di partita Iva, tra l'altro, tutti gli operatori che acquisiscono prestazioni di servizi in ambito Ue, a prescindere, dunque, dal regime Iva del quale si avvalgono nel luogo di stabilimento. Di conseguenza, il fornitore avrebbe dovuto subordinare la fatturazione della prestazione senza l'addebito dell'Iva alla condizione che il committente comunitario dimostrasse lo status di soggetto passivo attraverso il possesso del numero identificativo Iva. Sennonché si è spesso verificato che il prestatore italiano abbia ricevuto richiesta di fatturare senza l'addebito dell'Iva da parte di committenti soggetti passivi comunitari privi di numero identificativo in base alla legislazione dello stato membro di appartenenza, che, per esempio, non contemplerebbe l'attribuzione del numero di partita Iva ai soggetti in regime di franchigia. In situazioni simili, il fornitore è giustamente preoccupato delle eventuali responsabilità, anche perché, in assenza del numero di partita Iva del cliente, il sistema informatico non consente la segnalazione dell'operazione nel modello Intrastat. A complicare il problema, l'originaria versione del regolamento in commento, licenziata dalla commissione europea, prevedeva che il prestatore potesse basarsi, nell'accertare lo status di soggetto passivo del committente comunitario, non soltanto sul numero identificativo Iva, ma anche, in alternativa, su qualsiasi altro elemento atto a comprovare tale status, sicché pareva ammettere, in contrasto con l'art. 214 della direttiva, che un soggetto passivo potesse essere privo del numero identificativo Iva.

Sulla questione fa ora chiarezza il testo finale del regolamento, il cui art. 18 stabilisce che il prestatore può considerare «soggetto passivo» il committente stabilito nella Comunità se questi gli ha comunicato il proprio numero identificativo Iva, e purché abbia ottenuto conferma della validità del numero, nonché del nome e dell'indirizzo del destinatario in base alle disposizioni dell'art. 31 del regolamento n. 904/2010 (che però saranno in vigore nel 2012). Solamente nel caso in cui il destinatario abbia richiesto ma non ancora ottenuto il numero identificativo, il prestatore potrà basarsi sulla comunicazione di tale circostanza e su qualsiasi altra prova circa la sussistenza dello status di soggetto passivo fornitagli dal committente, della quale deve verificare l'esattezza applicando le procedure di sicurezza commerciali, quali quelle relative ai controlli di identità o di pagamento. Al di fuori di questa particolare situazione, quindi, il fornitore deve assolutamente ottenere (e verificare) il numero identificativo Iva del committente. Per il vero, è anche previsto che il fornitore possa considerare il destinatario soggetto passivo qualora dimostri che questi non gli ha comunicato il numero identificativo, ma pare difficile immaginare l'applicazione concreta di questa previsione nel contesto in esame.

Si deve evidenziare, infine, che il regolamento prescrive ai soggetti passivi che intervengono come destinatari di operazioni del genere l'obbligo di comunicare immediatamente il numero identificativo Iva ai fornitori.

vota