I redditi ai quali la laconica nota delle entrate fa riferimento sono ovviamente quelli che le parti possono ritrarre sia nella fase della stessa cessione dei pacchetti azionari sia successivamente in virtù del possesso delle partecipazioni stesse quali, ad esempio, i futuri dividendi.
Naturalmente fondamentale importanza a tali fini è rivestita dalla nazionalità del soggetto acquirente e dal detentore dei titoli di partecipazione nelle citate società italiane. Se infatti il soggetto acquirente è residente in un paese estero nei confronti del quale sono in vigore rapporti di reciprocità e di scambio di informazioni con il fisco italiano, il rischio che dietro a tali cessioni di partecipazioni azionarie vi possano essere manovre elusive, o peggio ancora evasive, nei confronti dell'erario è indubbiamente basso. Le cose potrebbero invece cambiare qualora gli eventuali acquirenti siano in realtà soggetti interposti di altre realtà economiche aventi magari sede in paesi a fiscalità di privilegio o nei confronti dei quali non esistono accordi o trattati internazionali in materia fiscale.
Preoccupazioni che potrebbero ulteriormente accrescersi anche nell'ipotesi in cui i titoli oggetto di acquisto fossero oggetto di ulteriori passaggi di mano nei confronti di altre economie internazionali.
Difficile ipotizzare quali timori possono avere indotto l'agenzia delle entrate alla diffusione del suddetto comunicato stampa. La sensazione è che il fisco italiano avvisi i naviganti e che possa porre con l'attività di controllo rigorosa (peraltro effettuata anche in passato ma forse con la scelta di un low profile) un freno allo shopping estero di importanti società italiane.
Il fisco si è dunque fatto sentire facendo presente che le suddette operazioni, i loro dettagli e risvolti, anche prossimi futuri, saranno oggetto di attenzione particolare da parte degli ispettori fiscali. Si tratta infatti di partecipazioni dalle quali le società estere potranno ricavare dividendi anche cospicui la cui tassazione, al ricorrere di determinati presupposti normativi, dovrà avvenire presso le casse dell'erario.
Intanto al consiglio dei ministri di oggi potrebbe andare la cosiddetta norma anti scalate, annunciata nei giorni scorsi dal ministro dell'economia Giulio Tremonti. La norma serve per mettere al riparo le aziende italiane che operano in settori strategici da eventuali scalate straniere, come invece è avvenuto per Parmalat.
