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Reati societari, condanne nel 99 per cento dei casi

del 23/03/2011
di: Filippo Grossi
Reati societari, condanne nel 99 per cento dei casi
Il 99% delle pronunce giudiziarie in materia di applicazione delle norme sulla responsabilità amministrativa delle società ha visto un esito negativo per le società stesse, determinando una sanzione per gli enti che hanno violato la normativa. Questo quanto emerso ieri nel corso del convegno organizzato a Bergamo dall'Accademia della Guardia di Finanza e coordinato dal comandante Rosario Lorusso, in occasione dei dieci anni dall'entrata in vigore del dlgs 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti derivante da reato. Nel corso del convegno sono giunte numerose richieste correttive della normativa: tra queste, inserire i reati tributari nell'ambito di applicazione del dlgs 231/2001 e permettere una efficace azione degli Organismi di Vigilanza degli enti attraverso l'introduzione dell'obbligo di adozione dei modelli organizzativi e garantendo la presenza di almeno un soggetto interno all'ente nell'ambito del collegio dell'Organismo di Vigilanza. Per quanto riguarda la soccombenza delle società in giudizio, «solo in un'occasione», ha spiegato nel corso del suo intervento Mauro Clerici, magistrato presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Milano, «si è ottenuta una pronuncia favorevole all'ente accusato di violazione della 231/'01 e anche in questo caso si potrebbe discutere sull'esito finale del procedimento». Ciò testimonia l'esigenza di rendere la 231/2001 più efficace e vicina alle imprese attraverso la realizzazione di buoni modelli organizzativi. «I modelli organizzativi», ha spiegato Roberto Galdino, esperto in materia, «sono previsti come condizione per stipulare contratti con la Regione solo in Calabria e Lombardia e ciò ha determinato come conseguenza la mancanza di fissazione di tali modelli organizzativi all'interno degli Enti, tra cui anche le numerose imprese italiane». «L'introduzione di tali modelli e un diverso ruolo concepito per gli organismi di vigilanza», ha proseguito Galdino, «garantirebbero un buon governo a livello societario e, più in generale, imprenditoriale favorendo anche l'esclusione della responsabilità dell'ente grazie al fatto che l'adozione di un buon modello organizzativo e il suo tentativo di farlo correttamente rispettare può infatti operare come esimente». In questa lotta alla corruzione, molto importante è anche il ruolo della Guardia di Finanza sia nella fase investigativa che di collaboratrice privilegiata della Consob. «La GdF in questi dieci anni dall'entrata in vigore della norma ha svolto un ruolo decisivo nelle indagini insieme alla Procura milanese, si pensi ai processi Parmalat, Enipower, Italease ed Oil for Food, solo per citare i più noti», ha commentato il colonnello Virgilio Pomponi, «anche se sarebbe assolutamente opportuno introdurre tra i reati presupposti previsti dalla 231 anche i reati tributari. È un po' un'anomalia», ha continuato Pomponi, «considerare il reato di truffa ai danni dello Stato come reato presupposto per l'applicazione della 231 e non fare lo stesso con i reati tributari che, stando ad una recente pronuncia della Cassazione, sono in un rapporto di specialità con la truffa ai danni dello Stato». «Siamo orgogliosi del ruolo che la GdF ha avuto in questi dieci anni», ha concluso il comandante Lorusso, «nell'ambito del rispetto della 231/2001 norma che ha permesso alla GdF di incrementare in modo sostanzioso il suo lavoro, ma siamo comunque consapevoli che c'è bisogno di un restyling della norma per garantire uno sviluppo etico e sociale dell'azione degli enti economici del nostro Paese».

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