Il giallo dei numeri
«Sono 630 gli organismi di conciliazione accreditati e già operativi e non c'è una sola provincia d'Italia che veda scoperta la propria zona». Così ha esordito il guardasigilli ieri in occasione della conferenza stampa a palazzo Chigi invitando a consultare l'elenco sul sito internet del ministero della giustizia (www.giustizia.it). Anche se proprio sul sito, la nuova tabella (parzialmente aggiornata rispetto ai 179 enti disponibili in mattinata) è spuntata solo al termine della conferenza stampa. L'elenco degli organismi aggiornati, però, si fermava a 401 e solo fino a Potenza. Possibile dedurre, quindi, che i tecnici del ministero hanno lavorato tutta la giornata per mettere nero su bianco tutti gli enti secondari e dare sostanza all'annuncio del ministro. Non a caso solo a tardo pomeriggio, ieri, è arrivata la tabella completa.
Le aspettative
La stima fatta dal ministero è che andranno in conciliazione obbligatoria circa 300 mila controversie nei prime 12 mesi che diventeranno 700 mila quando entreranno in vigore le liti condominiali e il risarcimento danni da circolazione per un totale di quasi 1 milione l'anno se continuerà l'attuale trend di mediazioni volontarie. Se si raggiunge il tasso di successo registrato in altri paesi europei, fa sapere il ministero, i flussi in ingresso nei tribunali si ridurrebbero dagli attuali 5 milioni ai 4,2-4,4 consentendo a parità di produttività una significativa erosione dell'arretrato e arrivando come ipotizzato da Alfano «a pareggiare il bilancio della giustizia». Ma la riforma inciderà anche sui tempi: la riduzione, dicono ancora dal ministero, sarebbe drastica perché si andrebbe dai 4 mesi al massimo per tutte le conciliazioni positive alla riduzione fino ad un terzo dei tempi attuali della giustizia ordinaria. A conti fatti e ipotizzando un livello di successo in linea con le altre esperienze si potrebbero dimezzare le pendenze, portandole a poco più di 3 milioni in cinque anni.
I dati attuali
L'obiettivo dichiarato della riforma è quello di ridurre il numero di cause che approdano ogni giorno in tribunale. Negli ultimi anni, ha precisato Alfano «si è verificata capacità smaltimento del 96%, ma quel 4% in 25 anni ha determinato quei 6 milioni di cause pendenti. Secondo i dati del ministero il trend delle cause civili nei nostri tribunali è stato sempre crescente: 4,6 milioni nel 2007, 4,8 milioni nel 2008 e 5 milioni nel 2009. Una causa di contenzioso ha attualmente una prospettiva di arrivare a sentenza in Tribunale dopo 845 giorni (2 anni e 4 mesi), tempi che però si allungano se la causa percorre la strada del secondo grado (altri 1163 giorni) e della Corte suprema (ulteriori 1195 giorni) per un totale di 3.200 giorni di media. Secondo i dati del ministero, infatti, «l'Italia è il quarto paese più litigioso d'Europa, con 4.768 contenziosi ogni 100 mila abitanti dopo Russia, Belgio e Lituania.
I contrasti con l'avvocatura
Il debutto della mediazione è coinciso anche con l'ultimo di sette giorni di astensione dalle udienze da parte dell'avvocatura. E mentre gli avvocati non demordono Alfano assicura di aver «ascoltato la loro voce». «Avevano chiesto il rinvio di un anno dell'entrata in vigore delle nuove norme e così è stato. Abbiamo infatti rinviato al 2012 l'obbligatorietà per quanto riguarda le liti di condominio e l'infortunistica stradale». Due campi che da soli ha precisato Alfano rappresentano il 60% del totale del contenzioso in Italia. «Penso», ha aggiunto, «che sia stata data prova di ragionevolezza. Ecco perché l'auspicio è che «gli avvocati si rendano conto della grande opportunità offerta dalla mediazione di cui loro stessi possono esserne i protagonisti, anche perché nessuno impedisce al cittadino di chiamare un avvocato e farsi assistere nella conciliazione. Da qui l'invito a tutti i cittadini a considerare come «un'opportunità questo nuovo strumento voluto dal parlamento e dal governo che favorisce una giustizia civile efficiente. Spero che con il passare dei giorni, tutti si rendano conto della grande chance che questa riforma rappresenta per i cittadini e anche per gli avvocati».
