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Unioncamere sorride Numerose le richieste

del 22/03/2011
di: Simona D'Alessio
Unioncamere sorride Numerose le richieste
Unioncamere sorride: nel primo giorno dell'avvio dell'obbligatorietà del tentativo di conciliazione, numerose persone si sono recate nelle camere di commercio per chiedere informazioni sullo strumento che precede, in caso di liti, l'andata in giudizio. «Non abbiamo ancora cifre precise, se non qua e là nella penisola: una quarantina a Trento, quattro a Matera, mentre se ne contano decine nelle principali città» dichiara a ItaliaOggi Tiziana Pompei, vicesegretario generale dell'organismo, ricordando che su 105 strutture, «una settantina ha ottenuto l'iscrizione nell'apposito registro del ministero della giustizia e ve ne sono altre in attesa del via libera» di via Arenula.

«La gente è molto incuriosita dalla novità di dover tentare una risoluzione extragiudiziale delle controversie, perciò ha fatto molte domande sulla procedura di ricomposizione, sui tempi, sull'intero meccanismo. Sono, però, arrivati anche i quesiti delle associazioni dei consumatori, segnale che la mediazione è ancora un tema poco conosciuto», spiega, malgrado Unioncamere si stia occupando dell'argomento fin dal 1998, poiché «riteniamo sia fondamentale dare risposte concrete alle aziende», qualora insorgano conflitti.

Per il sistema camerale è il momento del redde rationem perché, prosegue Pompei, «se noi siamo convinti da anni che l'impatto dell'imposizione della conciliazione sarebbe stato considerevole, adesso ci aspettiamo che altri professionisti, magari non gli avvocati, ma ad esempio i dottori commercialisti condividano la nostra tesi, e il nostro spirito organizzativo». Finora la giustizia alternativa ha raggiunto risultati non trascurabili: a fine 2009, sul totale di 93.406 procedure (arbitrato amministrato, mediazione amministrata, conciliazione dei Corecom, negoziazione paritetica, riassegnazione dei nomi a dominio), la conciliazione, con le sue 18.958 domande, costituiva il 20,3% del totale, e altre 10 mila circa si enumeravano nel semestre iniziale del 2010 (ultimo periodo in ordine di tempo del quale si dispongono dati certi, ndr). Due anni fa, poi, è salita del 21% le percentuale di prove di risoluzione tra imprese delle camere di commercio: 4.473 richieste contro le 3.669 del 2008. E, nel complesso, negli otto anni precedenti, le istanze sono state oltre 80mila. Cifre cospicue, ma alquanto lontane dalla previsione ministeriale che Pompei rammenta: «Si è ipotizzato che, con l'entrata in vigore dell'obbligo di provare a riconciliarsi senza il ricorso al giudice, i casi sarebbero stati 600 mila. Tuttavia», incalza la rappresentante di Unioncamere, «considerando la decisione del governo di far slittare di un anno il dovere del tentativo di mediazione per le cause riguardanti i sinistri stradali e le liti condominiali, mi sembra ragionevole ridurre quella rosea previsione della metà, oltrepassando, forse, i 300 mila casi». Pompei accenna alla resistenza di una categoria, quella dei legali, al felice decollo dell'istituto. E, sollecitata ad esprimersi sull'orientamento che la categoria porterà avanti, afferma che «è innegabile che l'atteggiamento degli avvocati si rivelerà fondamentale per la buona riuscita della procedura. Sono loro, infatti, che dovranno indirizzare le parti nell'accesso allo strumento, farne conoscere le potenzialità e, di conseguenza, arrivare al risultato migliore per il cittadino».

C'è il rischio che questi professionisti possano fare lo sgambetto alla media-conciliazione? «Beh, se qualcuno si presentasse in un'aula e spingesse per farsi rilasciare un verbale negativo (il documento che attesti il fallimento del processo avviato per risolvere una controversia, ndr), allora gli sforzi che tanti organismi come il nostro stanno compiendo non servirebbero a nulla», replica. Quanto, infine, alle rivelazioni del consiglio nazionale forense (si veda ItaliaOggi del 18/3/2011) sulla cinquantina di ordini degli avvocati sprovvisti di sedi per far svolgere il tentativo conciliatorio, Pompei dice la sua: «I problemi organizzativi non mancano neanche a noi, serve soltanto la volontà per trovare una soluzione».

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