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I commercialisti scaldano i motori. Ma Napoli registra i primi due casi

del 22/03/2011
di: Valerio Stroppa
I commercialisti scaldano i motori. Ma Napoli registra i primi due casi
Conciliazione obbligatoria sprint a Napoli. Ieri, al debutto del nuovo istituto, presso Medì, l'organismo di mediazione dell'ordine dei commercialisti nel capoluogo partenopeo sono state depositate le prime due istanze di mediazione. Una relativa a una controversia in tema di diritti reali nell'ambito di un patto di famiglia e una riguardante un caso di recupero crediti. «Ma già dalla scorsa settimana abbiamo riscontrato un forte interesse a questa nuova possibilità», spiega Vincenzo Moretta, segretario dell'Odcec Napoli e delegato alla conciliazione, «in particolare in tema di successioni, diritti reali, anatocismo, diffamazione a mezzo stampa e contratti assicurativi (esclusi quelli relativi agli autoveicoli, la cui obbligatorietà, al pari delle cause in tema di condomini, è stata rinviata di un anno dal decreto milleproroghe, ndr)».

Partenza più soft, invece, in quasi tutto il resto d'Italia, dove i riscontri concreti si sono fermati prevalentemente a richieste di informazioni. Per esempio a Milano, dove, conferma Marcella Caradonna, componente della Fondazione Adr commercialisti, la camera arbitrale e di conciliazione istituita dalla Fondazione dei dottori commercialisti meneghina già da qualche tempo ha fatto da «apripista». Anche nella capitale tutto pronto all'avvio della conciliazione obbligatoria. «Lo sforzo preparatorio è stato notevole», spiega Gerardo Longobardi, presidente Odcec Roma, «attraverso il nostro ente di conciliazione e di formazione Cprc abbiamo formato circa 500 mediatori, 100 dei quali solo a Roma. Ritengo che le prime valutazioni sui risultati potranno essere fatte a fine anno. La partenza sarà inevitabilmente lenta, anche a causa del rinvio delle cause condominiali e di quelle inerenti agli incidenti stradali, ma confidiamo che questo meccanismo aiuti il paese ad uscire dalle secche di una giustizia lenta e costosa».

Gli enti conciliatori attivi istituiti presso gli ordini territoriali dei commercialisti si contano al momento sulle dita di una mano, ma molti sono in attesa del placet del ministero della giustizia, dopo aver presentato domanda tramite la Fondazione Adr commercialisti, il braccio operativo del Consiglio nazionale di categoria. Nel frattempo, gli ordini non sono stati a guardare, stringendo intese con le Cciaa (anche sulla scorta del protocollo d'intesa Cndcec-Unioncamere). «Non va tralasciato che creare dal nulla una camera di conciliazione presenta dei costi», commenta Dante Carolo, presidente dell'associazione dei dottori commercialisti e degli esperti contabili delle Tre Venezie, «per questo, specie in un periodo di vacche magre, alcuni ordini hanno inizialmente scelto di appoggiarsi alle già collaudate strutture delle camere di commercio, mediante appositi protocolli d'intesa. Noi, dal canto nostro, abbiamo formato circa 300 colleghi e siamo pronti a contribuire a rendere più equa la giustizia civile e commerciale. Anche perché una causa vinta dopo 10 o 15 anni non può mai definirsi una vera vittoria».

Formazione a tutto tondo anche al Sud, dove l'interesse verso i temi legati alla conciliazione obbligatoria è marcato. «La decisione di muoverci lungo la strada della formazione già alla fine del 2009 ha pagato», afferma Carmelo Stracuzzi, presidente Odcec Reggio Calabria, «e ci ha permesso di formare un'ottantina di colleghi, su un totale di circa 590 iscritti. Un numero rilevante, al di sopra della media nazionale, che conferma l'entusiasmo con cui è stata accolta l'iniziativa».

Ma l'impegno formativo della categoria non si è esaurito. A partire da oggi, infatti, si terrà una tre-giorni (rispettivamente a Milano, Napoli e Roma) in cui la Fondazione Adr Commercialisti porterà avanti l'attività informativa nei confronti degli ordini. «Saranno occasioni utili per fornire ai colleghi indirizzi di carattere operativo omogenei», osserva Felice Ruscetta, presidente della Fondazione e consigliere Cndcec, «in cui illustreremo anche il regolamento standard, messo a punto a livello nazionale, che gli enti conciliatori potranno seguire per garantire omogeneità sul territorio».

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