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Falciani, la Gdf in ordine sparso

del 22/03/2011
di: di Cristina Bartelli
Falciani, la Gdf in ordine sparso
Sulla lista Falciani la Guardia di finanza procede in ordine sparso. I lavori di verifica dei circa 7 mila nominativi, contenuti nell'elenco che Herve Falciani (dipendente della Hsbc che ha sottratto alla banca e consegnato alle autorità francesi) procedono in due direzioni. Da un lato, la verifica dei contribuenti che si sono avvalsi dello scudo fiscale, dall'altro, i controlli di quei pochi che non si sono avvalsi dello scudo. Ed in quest'ultimo caso sembra proprio che la situazione sia la seguente: comando territoriale che vai, pvc (processo verbale di constatazione) che trovi. Un esempio? In base a documenti che ItaliaOggi ha potuto visionare, su uno stesso conto cointestato a due destinatari sono stati notificati pvc con effetti decisamente diversi. In un caso segnalazione di fattispecie avente rilevanza penale e conseguente procedimento presso la procura. Nell'altro richiesta di applicazione di misure cautelari amministrative senza alcun rilievo penale.

Nella stessa regione Lombardia, dunque, i reparti si muovono in maniera distinta sul punto delle contestazioni da muovere. In un caso, come detto, le fiamme gialle hanno presentato pvc ad uno dei due intestatari del conto. In questa situazione la Gdf applica una presunzione: la disponibilità sul conto al 2006 (il primo degli anni divulgati da Falciani) è come se fosse stata formata tutta quanta in quell'anno. E dalla presunzione discendono delle conseguenze. La più importante è che il capitale riconducibile al conto e il reddito sottratto a tassazione sono cifre coincidenti con l'effetto di superamento della soglia prevista dalla normativa tributaria per applicare l'allungamento dei termini di accertamento previsti dalla normativa penale tributaria. Nel pvc, infatti, si fa riferimento all'applicazione dell'articolo 11 del dpr 917/1986 con l'assoggettamento a tassazione di tutto il capitale, come se fosse reddito interamente prodotto nel corso dell'anno 2006, e l'applicazione dello scaglione di reddito più elevato (43% Irpef) con l'omissione dei versamenti, per cui scatta il superamento della soglia prevista per la rilevanza penale della fattispecie. Il procedimento dunque è sul tavolo della procura della repubblica e seguirà il suo iter. Per gli anni di imposta 2007, 2008 e 2009, la Gdf contesta gli interessi che la disponibilità sul conto ha maturato, recuperando a tassazione la parte degli incrementi patrimoniali.

Nel caso dell'altro contestatario la metodologia va in un'altra direzione. In questo caso per le fiamme gialle i valori riscontrati nel 2006 (gli stessi dell'altro conto) non sono da considerarsi presuntivamente tutti formati nel 2006, ma la contestazione verte sugli interessi derivanti da quel capitale, così come per gli anni successivi. Importi quindi decisamente più modesti per cui non si cade nella normativa penale e si procede con un accertamento amministrativo. Ma anche questo pvc ha una sua peculiarità: la richiesta conclusiva di misure cautelati con l'applicazione del sequestro amministrativo delle disponibilità economiche. Nel documento i militari delle fiamme gialle scrivono infatti che hanno proceduto alla verifica «della sussistenza concreta dei presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora», con la conseguente richiesta dell'applicazione di sanzioni.

Ma le verifiche non si fermano a chi non ha scudato. Per i contribuenti che si sono avvalsi dell'operazione di rimpatrio è partita la campagna di verifica quantomeno formale della regolarità della procedura. La Gdf infatti bussa alle porte delle società intermediarie e se la loro risposta attiene strettamente solo alla procedura di rimpatrio e di versamento dell'imposta sostitutiva, le fiamme gialle vanno direttamente dal cliente che ha scudato, cercando le informazioni alla fonte. Per Stefano Loconte, esperto tributario, «appare evidente che è molto complesso porre in essere una adeguata strategia difensiva nell'ambito di situazioni come quella rappresentata ove a fronte della medesima fattispecie diversi verificatori giungono a conclusioni diverse. La documentazione in possesso della GdF non sembra giustificare in alcun modo l'assunzione di una presunzione del tipo capitale=reddito prodotto nell'anno di competenza e, comunque, potrebbe essere facilmente superata dalla dimostrazione che la provvista è stata creata negli anni antecedenti al 2006, anno dal quale l'Amministrazione finanziaria è in possesso documentazione 'acquisita' per il tramite della lista Falciani. Ma per fare questo il contribuente dovrebbe fornire alla GdF tutta la documentazione relativa al rapporto bancario e così facendo metterebbe a disposizione dei verificatori della documentazione perfettamente valida e utilizzabile ai fini di un accertamento, diversamente dalla situazione attuale, ove vi sono seri dubbi circa l'utilizzabilità della documentazione per la realizzazione di accertamenti in considerazione del suo percorso di acquisizione da parte dell'Amministrazione finanziaria italiana».

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