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Super bollo per il trasporto locale

del 19/03/2011
di: di Francesco Cerisano
Super bollo per il trasporto locale
Super bollo per le autovetture di grossa cilindrata. I proprietari di veicoli sopra i 130 kw potrebbero essere costretti a pagare una maggiorazione di 8 euro per ogni kw eccedente la soglia limite. E gli aumenti scatterebbero subito, ossia dal primo giorno del primo mese successivo alla data di entrata in vigore del decreto sul federalismo fiscale regionale. L'innalzamento della tassa automobilistica servirebbe a finanziare il trasporto pubblico locale delle regioni e consentirebbe così di reperire, prelevandole direttamente dalle tasche degli automobilisti, quei 400 milioni promessi dal governo nell'intesa del 16 dicembre scorso e finora rimasti solo una buona intenzione. L'ipotesi è stata messa in campo dall'esecutivo per superare la fase di stallo in cui si è arenato il decreto sul fisco regionale. E prevede anche la possibilità per i governatori di incrementare di 290 milioni il limite di spesa rilevante ai fini del patto di stabilità interno per il 2011. Quest'anno il gettito derivante dal super bollo auto sarebbe ripartito tra le regioni, ma dall'anno prossimo, si legge nell'emendamento proposto dai tecnici di Roberto Calderoli, verrebbe stabilmente acquisito al bilancio dello stato. Dunque diventerebbe definitivo.

In alternativa, il ministro della semplificazione ha proposto di inserire nel decreto una norma che impegna il governo a reperire con successivi provvedimenti, anche d'urgenza, le risorse per onorare il patto con le regioni.

Il reintegro dei fondi del trasporto pubblico locale rischia di diventare la buccia di banana su cui il cammino del quinto decreto attuativo del federalismo sta scivolando. Un tema non nuovo, su cui però la commissione bicamerale può far poco perché, come ha fatto notare il relatore di minoranza, Francesco Boccia (Pd) che fino a tarda sera ieri ha tentato di pervenire a un'intesa col collega di maggioranza Massimo Corsaro, «c'entrano poco col decreto sul federalismo regionale, ma attengono alle promesse fatte, e non mantenute, da Calderoli a Vasco Errani (il presidente della Conferenza delle regioni ndr)». «Quello che invece noi abbiamo chiesto al ministro», prosegue Boccia, «è che nel decreto vengano neutralizzati i tagli del dl 78 (che per le regioni a statuto ordinario ammontano a 4 miliardi nel 2011 e 4,5 nel 2012 ndr)». Una promessa che la manovra correttiva 2010 prevedeva espressamente, ma che poi non è stata inserita nè nel decreto sul fisco comunale nè in quello sul fisco regionale.

Su questo aspetto il Pd propone che dal 2012 si dia luogo alla revisione dei tagli ai trasferimenti (suscettibili di fiscalizzazione per effetto del federalismo) a favore di tutti gli enti locali (non solo regioni, ma anche province e comuni) in regola col patto di stabilità. Mentre l'ultima offerta del governo prevede la limitazione del trattamento di favore alle sole regioni e a partire dal 2013. Entrambe le ipotesi prevedono poi l'istituzione entro 60 giorni di un tavolo di confronto tra le regioni e il governo.

In materia di perequazione il Pd propone inoltre che per calcolare la dotazione finanziaria del fondo nel primo anno di suo funzionamento venga presa a riferimento la spesa storica del 2010.

Su queste ipotesi contrapposte si giocherà il futuro del decreto ed è certo che la mediazione continuerà fino all'ultimo in Bicamerale. Ma in vista del voto del 23 marzo, i 30 parlamentari di palazzo San Macuto (che sul fisco comunale si sono divisi esattamente a metà) avranno una responsabilità in più. In caso di mancato accordo Calderoli ha minacciato di non recuperare subito i 400 milioni del tpl promessi alle regioni.

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