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Avvocati degli enti pubblici da iscrivere a Cassa forense

del 16/03/2011
di: La Redazione
Avvocati degli enti pubblici da iscrivere a Cassa forense
Dall'Unione degli avvocati degli enti pubblici una proposta per la riforma della cassa forense. L'avvocato Antonella Trentini, segretario nazionale dell'Unaep, lancia sul tavolo del dibattito una proposta: modificare il regime previdenziale degli oltre seimila avvocati che lavorano come dipendenti per gli Enti pubblici. E a tutto vantaggio dell'equilibrio a lungo termine della cassa forense.

L'odierno quadro politico-istituzionale vede in dirittura d'arrivo molti provvedimenti a tema, già votati da un ramo del Parlamento, sui quali potrebbero essere apportate modifiche tese a benefici reali per la professione forense ed in tempi piuttosto rapidi: dalla riforma forense, alla riforma delle professioni, alla riforma «Lo Presti» sulla previdenza dei professionisti, ai decreti sulla riforma dell'Università. Non è un mistero che al centro del dibattito odierno vi sia la crisi del sistema «previdenziale»: la categoria invecchia e i giovani affluiscono sì copiosi, ma in misura inversamente proporzionale ai redditi. Questo fatto determina una discrasia preoccupante poiché all'elevato numero di iscritti all'albo non corrisponde egual numero di iscritti alla Cassa, e ciò a causa di redditi troppo bassi che sfuggono quindi all'obbligatorietà. La bassa redditualità di oltre 50 mila avvocati, unita alla potenziale cancellazione dall'Albo per mancanza del criterio di continuità professionale di altri circa 50 mila legali previsto dal ddl di riforma, rischia di determinare uno sfoltimento di circa 100 mila avvocati con effetti prevedibili per la Cassa di Previdenza Forense in termini di compromissione degli equilibri finanziari dell'Ente, come evidenziato anche dal presidente della Cassa Ubertini e dalla presidente Cup Calderone.

Gli avvocati dipendenti della pubblica amministrazione lanciano allora una proposta: perchè non prendere in esame il sistema previdenziale vigente da anni per i giornalisti che svolgono la propria attività alle dipendenze di pubbliche amministrazioni?

Per il nostro ordinamento giuslavoristico, coloro che svolgono attività giornalistica in forma subordinata alle dipendenze di una pubblica amministrazione con affidamento di incarico giornalistico o riconducibile alla professione giornalistica, devono essere obbligatoriamente iscritti all'Inpgi, in conseguenza dell'art. 76, legge 388/2000 (Finanziaria 2001). Tale norma afferma un principio importante, applicabile ad litteram anche agli avvocati dipendenti della pubblica amministrazione: ai fini dell'iscrizione ciò che rileva è la natura “giornalistica” (forense, ndr) del rapporto di lavoro subordinato. Al riguardo è stato lo stesso Ministero del Lavoro, con nota esplicativa del 24 settembre 2003, a chiarire che «per coloro che svolgono attività giornalistica in forma subordinata l'Inpgi è sostitutivo di tutte le forme di previdenza ed assistenza obbligatorie ed è quindi l'unico soggetto giuridico tenuto ad assicurarli obbligatoriamente, qualunque sia il contratto, collettivo o individuale, che disciplina loro rapporto di lavoro». L'Inpdap, con nota n. 9/2007, ha poi confermato che per i giornalisti assunti alle dipendenze di pubbliche amministrazioni, sia a tempo determinato che indeterminato, vale la regola dell'iscrizione, ai fini pensionistici, all'Inpgi, precisando inoltre che «nulla è invece cambiato con riguardo al trattamento di fine servizio/trattamento di fine rapporto, per il quale ciò che rileva è il fatto che il rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione sia di natura subordinata». Tale previsione, oltre ad apportare benefici al sistema previdenziale professionistico, avrebbe certamente il pregio di unificare una volta per tutte la categoria forense, poiché le pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1 del dlgs 165/2001, ss.mm., che hanno alle loro dipendenze avvocati i quali esercitano attività proprie della professione forense, sarebbero tenute all'obbligo di iscriversi tempestivamente alla Cassa forense quale soggetto contribuente e a versare i relativi contributi previdenziali. In ciò superando il ruolo professionale specifico attualmente non esistente, con vulnus alle garanzie di autonomia ed indipendenza della professione forense globalmente intesa.

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