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Fisco italian style

del 16/03/2011
di: di Gabriele Frontoni
Fisco italian style
Uno staff dedito al contrasto all'evasione forte di 33 mila persone in Italia, la metà rispetto a Francia e Regno Unito (rispettivamente 72 mila e 70.700 persone), e ben lontano dai numeri degli Usa (92 mila dipendenti) o della Germania (112 mila). Nonostante questo, gli 007 del Fisco italiano sono stati in grado di mettere a segno 1,3 milioni di verifiche fiscali nel corso del 2009 che hanno portato al recupero di 408 miliardi di euro. Ben più di quanto portato alla luce dalla Francia nello stesso periodo attraverso gli oltre 51 milioni di controlli messi in atto dagli uomini del Fisco. Sono soltanto alcuni dei dati contenuti nella radiografia scattata dall'Ocse al sistema di gestione dell'amministrazione fiscale dei Paesi membri dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. La radiografia degli analisti parigini, ha passato al setaccio centinaia di variabili, dagli investimenti, alle spese per il personale, dall'utilizzo di strumenti informatici, alla capacità di interazione con il pubblico dei contribuenti, affidando a una serie di tabelle il giudizio sull'efficacia dei servizi resi dalle amministrazioni dei singoli paesi. È così che si scopre che il costo aggregato della raccolta fiscale è calato in Italia di un buon 30% negli ultimi cinque anni, passando dai 4,5 miliardi del 2005 ai 3,1 miliardi del 2009. Un trend del tutto estraneo alle altre grandi economie dell'Ocse che nello stesso periodo hanno mantenuto costante, se non aumentato, il livello delle uscite. In Germania, per esempio, si è passati da 6,7 a 6,9 miliardi, la Francia è rimasta costante attorno ai 4,5 miliardi, mentre negli Usa le spese dell'amministrazione fiscale sono salite da 10,3 a 11,7 miliardi. Un dato estremamente confortante, quello della Penisola, che nasconde tuttavia al suo interno ancora troppe inefficienze. Lo si deduce dal confronto dell'Ocse tra le spese sostenute dagli Stati per la raccolta delle tasse e l'ammontare di tributi effettivamente incassati. Escludendo il costo della Guardia di finanza, in Italia ogni 100 euro di tasse raccolte se ne vanno 1,2 in spese varie. La Germania fa molto meglio, limitandosi a 0,79 euro per ogni 100 incassati, mentre in Usa si scende addirittura a 0,61. Peggio della Penisola, la Francia che nel 2009 spendeva 1,31 euro per portarne a casa 100. Contro gli 1,33 del Canada e gli 1,40 del Belgio. Di grande interesse anche l'analisi tra i costi dell'amministrazione fiscale e la ricchezza prodotta (pil). In Italia, questo rapporto pesa per 0,205 punti, meno della Germania (0,291) o della Francia (0,234), ma più degli Stati Uniti (0,083) o del Giappone (0,147). E cosa dire del valore relativo al rapporto tra il numero di contribuenti (persone fisiche) e il totale della forza lavoro. In Italia, questo valore nel 2009 si è portato a 1,67, frutto di 41,8 milioni di Personal income tax (Pit) su una forza lavoro totale di 24,97 milioni di persone. Più del doppio rispetto allo 0,64 registrato nello stesso periodo in Germania, lo 0,36 del Giappone o lo 0,21 di Corea e Israele. C'è poi da considerare il capitolo sulle sanzioni previste dalla legge dei diversi paesi in caso di evasione? Se in Italia si paga tra il 100% e il 200% della differenza tra le tasse dovute e quelle pagate, in Francia le sanzioni vanno dal 10 all'80% degli importi evasi, a cui si aggiungono interessi pari allo 0,4% per ogni mese di ritardo. In Germania, invece, in caso di errore non voluto nella dichiarazione dei redditi non si pagano sanzioni. Caso diverso per errori intenzionali, il cui reato è punito con il carcere fino a cinque anni, oltre a una sanzione di 50 mila euro. In Grecia si paga una penale del 2,5% per ogni mese di ritardo fino a un massimo del 200% degli importi non versati. Mentre in Usa le sanzioni variano da un minimo del 25% a un massimo del 75% della differenza tra le tasse pagate e quelle dovute.

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