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Occorre commissariare Enasarco

del 15/03/2011
di: La Redazione
Occorre commissariare Enasarco
A fronte delle notizie di stampa che da giorni si accavallano sull'Enasarco, gli agenti e rappresentanti di commercio manifestano in tutte le sedi la propria indignazione per una gestione che definire clientelare è riduttivo e buonista. Queste denunce che riguardano l'assegnazione a prezzi inferiori al mercato di appartamenti e uffici a politici, sindacalisti, alti funzionari, magistrati e giornalisti secondo pratiche assai discutibili, seguono alle bacchettate che la commissione parlamentare di controllo degli enti previdenziali ha mosso alla tipologia degli investimenti mobiliari operati della Fondazione che, senza mezzi termini, sono stati qualificati rischiosi e improduttivi, se non addirittura dannosi. A questo punto la domanda è: perché vendere, se c'è la prova che non si è in grado di amministrare con risultati apprezzabili e senza rischi i miliardi di euro che si ricaverebbero dalla colossale dismissione che si vuole porre in essere, in un momento assai critico per il mercato immobiliare, senza una analisi seria e condivisa dei costi/benefici dell'operazione per le casse della Fondazione? La Federagenti, seguendo le richieste della categoria, ha sollecitato nuovamente l'intervento delle istituzioni con la lettera che si riporta integralmente, tenuto conto che c'è in ballo il rinnovo dell'attuale consiglio di amministrazione e che agli organi vigilanti la legge demanda il rispetto delle regole democratiche e statutarie. Di seguito il testo della nota inviata in data 14 marzo scorso:

«La Federagenti, Federazione degli agenti e rappresentanti di commercio aderente alla Cisal, riconosciuta quale associazione maggiormente rappresentativa nella categoria dal ministero del lavoro e delle politiche sociali, intende manifestare, alla vigilia del rinnovo del consiglio di amministrazione, la più sentita preoccupazione per il futuro degli iscritti alla Fondazione Enasarco di cui oltre 280 mila attivi e circa 120 mila in quiescenza.

Al riguardo è nota l'opposizione che la Federagenti ha condotto, prima contro l'assurda e autolesionistica decisione di privatizzare l'Enasarco e, poi, contro un sistema di spartizione a tavolino dei posti del consiglio di amministrazione dell'Ente che ha sottratto alla categoria degli agenti di commercio il diritto (previsto per le altre casse) di eleggere direttamente i propri amministratori. Grazie a questo cortocircuito delle regole democratiche e ad anni di gestione verticistica, poco trasparente e discutibile (documentata dalla vicenda Porreca, dalla durissima relazione del commissario Giovanni Pollastrini e, da ultimo, dalla bocciatura del presidente della Commissione parlamentare Giorgio Jannone sugli investimenti in obbligazioni strutturate) l'Enasarco è in piena crisi finanziaria.

A questo punto le Istituzioni di garanzia hanno l'obbligo di spiegare pubblicamente perché gli agenti e i rappresentanti di commercio devono essere costretti a pagare un conto salatissimo per mantenere in vita un carrozzone asfittico, inutile e costoso che - come denunciato da varie associazioni di categoria, ha causato il progressivo depauperamento patrimoniale del bilancio Enasarco fino al raggiungimento di uno stato di passività endemico che rende impossibile garantire il rispetto dei parametri fissati dal legislatore (solidità finanziaria in un arco trentennale).

L'accordo programmatico del maggio 2007 tra le parti sociali presenti in Enasarco promosso dall'ex commissario Pollastrini presso il ministero del lavoro doveva garantire democraticità, efficacia ed efficienza nella gestione, ma è miseramente fallito. A distanza di quattro anni, gli impegni sono stati infatti sostanzialmente disattesi e la sostenibilità finanziaria della Fondazione è, se possibile, peggiorata. Ormai l'Enasarco per sopravvivere può solo aumentare i contributi e non erogare le prestazioni, sia riducendone l'entità, sia ritardandone il godimento, sia incamerando a fondo perduto parte dei contributi e degli interessi. Lo provano, al di là di ogni dubbio, gli aumenti dei contributi e le altre pesanti misure adottate dalla Fondazione il 2 dicembre u.s. che, insieme alla vendita degli immobili dell'ente, dovrebbero garantire stabilità al sistema. Tutto ciò, va detto con chiarezza, a fronte di pensioni di vecchiaia che per il 90% degli aventi diritto sono oggi pari a 442 lordi mensili (circa 300 netti) e che, con il metodo contributivo, sono destinate a dimezzarsi nel breve periodo.

La Federagenti è assolutamente contraria alle modifiche proposte, così come al pericolosissimo progetto di (s)vendita degli immobili in quanto ritiene la situazione finanziaria sia decisamente compromessa. In particolare la dimissione generalizzata degli immobili costituisce un grave errore perché i tanti stabili di pregio sono in grado di fornire un reddito ben più alto di forme di investimento per lo più rischiose. La stessa Anasf, associazione degli agenti promotori finanziari, ritiene irrealizzabile il c.d. progetto Mercurio che vorrebbe trasformare il mattone in moneta per ottenere una redditività netta del 3,5% del ricavato, così come gli studi commissionati dalla Federagenti a società specializzate escludono che possa essere realizzata dalla vendita una plusvalenza pari a un miliardo e cinquecento milioni.

Lo scorso 15 settembre, nel corso dell'audizione presso la competente Commissione parlamentare di controllo, la Federagenti ha consegnato e illustrato in una dettagliata relazione (che si invia in allegato) i motivi che, dati di bilancio alla mano, la inducono a chiedere la confluenza dell'Enasarco nell'Inps per evitare ulteriori inutili salassi ad una categoria già stremata dagli effetti della crisi.

Certamente oggi la previdenza integrativa è fondamentale per assicurare pensioni dignitose, ma questa previdenza per tutti gli altri lavoratori non è obbligatoria e consente agli stessi di scegliere il fondo da cui fare gestire i propri soldi e di trasferirli in altro fondo, qualora non siano soddisfatti della gestione. Alzi la mano chi oggi farebbe amministrare i propri soldi dall'Enasarco, sapendo in partenza che una parte dei contributi versati (3% sul 17%) verranno incamerati a fondo perduto, che gli interessi che gli verranno riconosciuti non potranno superare il 3% (anche se il rendimento è del 10%), che non può scegliersi un altro fondo in caso di cattiva gestione e che a breve (la media è una riforma ogni tre anni dal 1998 ad oggi) potrebbe esserci un'altra riforma previdenziale ancora più penalizzante?

La questione è assai delicata e assume maggiore pregnanza perché gli agenti di commercio sono gli unici ad avere due previdenze obbligatorie, una presso l'Inps, analoga a quella dei commercianti (versata dagli stessi agenti) e una presso la Fondazione Enasarco (versata in pari misura da agenti e ditte mandanti), mentre gli altri professionisti hanno un'unica previdenza obbligatoria gestita da una cassa privata che, naturalmente, è sostitutiva della previdenza Inps ed, eventualmente, una previdenza integrativa cui sono liberi di accedere

Insomma i tempi sono più che maturi perché gli organi vigilanti assumano l'iniziativa che la legge gli affida di verificare se esistano le condizioni di un nuovo commissariamento e se sia comunque opportuno far confluire in un'unica gestione tutti i contributi versati obbligatoriamente presso l'Enasarco e l'Inps con il duplice risultato di garantire immediate e consistenti riduzioni di spese e di evitare la liquidazione dell'Enasarco. Questa soluzione non escluderebbe la possibilità di istituire una previdenza complementare volontaria che dovrebbe essere caratterizzata dal requisito della portabilità e, cioè, dalla possibilità, di poter trasferire i contributi volontariamente versati in fondi che garantiscano rendimenti più convenienti, cosa che oggi è preclusa agli iscritti all'Enasarco.

Da quanto sopra discende che la vendita degli immobili andrebbe comunque bloccata in attesa di poter effettuare le verifiche indispensabili a dare garanzie e certezze alla categoria giustamente preoccupata del futuro dei contributi forzosamente accantonati. In tal caso, qualora poi si desse corso all'ipotesi di accorpamento all'Inps, le dismissioni sarebbero gestite direttamente dallo stato, come avvenuto per gli immobili degli enti previdenziali pubblici.

Nel merito degli altri provvedimenti adottati dalla Fondazione che la Federagenti ha appreso «de relato» (non ritenendo il presidente Brunetto Boco di dover assolvere neanche all'obbligo di informazione nei confronti della associazioni «non allineate»), si precisa quanto segue:

1. L'aumento dal 2 al 4% (di cui un 1% a carico degli agenti che operano sotto forma di società di capitali) del contributo che le aziende sono costrette a versare al fondo assistenza è scandaloso. È noto infatti che questi importi, oggi pari a svariare decine di milioni di euro, vengono per la maggior parte sottratti all'assistenza per destinarli a coprire i buchi delle entrate contributive grazie a una norma regolamentare surrettizia che, incredibilmente, ha avuto l'approvazione degli organi vigilanti. Da tre anni la Federagenti chiede inutilmente che questi contributi vengano destinati a sostegno del reddito degli agenti in difficoltà anche attraverso sussidi di 5 mila euro per eventi seri e documentati, quali la chiusura dei rapporti di agenzia determinata dalla gravissima crisi dei mercati. La motivazione della formazione addotta dalla Fondazione a giustificazione del raddoppio della contribuzione appare chiaramente pretestuosa, visto che nessuna attività formativa viene effettuata, pur essendo ciò già consentito dall'attuale regolamento. Federagenti quindi in tal caso dice no ad un aumento ingiustificato che penalizza gli agenti e le mandanti, a meno che il capitolo dell'assistenza non ritorni ad essere una capitolo di spesa autonomo e non l'ennesima stampella a un sistema colabrodo.

2. La soluzione prospettata per i silenti, intendendosi per tali gli iscritti (50 mila sono le posizioni denunciate dall'ex commissario Pollastrini di cui ben 100 mila con versamenti superiori a 5 anni!) che, pur avendo versato migliaia e migliaia di euro, si sono visti fino ad oggi incamerare tutti i soldi versati a causa della mancanza del requisito di 20 anni di contributi, appare inidonea e illegittima.

Inidonea perché la prestazione sarebbe erogata ai soli nuovi iscritti dal 2012 con penalizzazioni pesantissime; illegittima perché discrimina rispetto agli altri agenti che dal 1 gennaio 2004 si trovano a versare con lo stesso sistema contributivo. La federagenti propone, in analogia a quanto avvenuto all'Inps nel passaggio al sistema contributivo, di consentire a chi abbia maturato un'anzianità di almeno cinque anni alla data dell'1/1/2004 di optare per il sistema di calcolo contributivo o, in alternativa, di consentire a chi ha versato almeno cinque anni di contributi di recuperare il capitale lasciando all'Enasarco una parte degli interessi. La Federagenti, vista la delicatezza della questione, chiede di essere ricevuta con urgenza per meglio illustrare quanto affermato, anche attraverso idonea documentazione».

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