Consulenza o Preventivo Gratuito

Compensazioni, sanzioni super

del 15/03/2011
di: di Duilio Liburdi
Compensazioni, sanzioni super
Per l' indebita compensazione in presenza di ruoli, sanzioni pesanti e fuori linea rispetto alla legge: l'ammontare minimo, infatti, sarà sempre parametrato al debito dovuto e non all'importo compensato. È questa la tesi esposta nella circolare dell'Agenzia delle entrate n. 13 dell'11/3/2011 (ItaliaOggi del 12/3) ma che non appare per nulla congruente con le previsioni normative e che, evidentemente, rischia di creare ulteriori problematiche anche in vista delle norme in materia di accertamenti esecutivi.

La norma di riferimento. L'articolo 31 del decreto legge n. 78 del 2010 come noto ha di fatto bloccato la possibilità di compensazione dei crediti erariali in presenza di debiti erariali scaduti di ammontare superiore a 1.500 euro. Il secondo periodo del primo comma della norma precisa come in caso di inosservanza del divieto si applica la sanzione del 50% dell'importo dei debiti iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori e per i quali è scaduto il termine di pagamento fino a concorrenza dell'ammontare indebitamente compensato. Il periodo successivo, inoltre, fissa un limite per l'applicazione della sanzione nel momento in cui viene affermato come La sanzione non può essere applicata fino al momento in cui sull'iscrizione a ruolo penda contestazione giudiziale o amministrativa e non può essere comunque superiore al 50% di quanto indebitamente compensato. Sinora, l'interpretazione della norma che era stata fornita era sostanzialmente nella identificazione della sanzione come il 50% del minore ammontare tra debito definitivo e importo compensato. In altri termini, a fronte di un debito definitivo di 3 mila euro e compensazione di 2 mila euro, la tesi assolutamente prevalente era quella della individuazione della sanzione in un importo pari a 1.000 euro e pari cioè al 50% dell'importo compensato.

La tesi delle Entrate. La parte della circolare che si occupa invece di illustrare il sistema sanzionatorio legato alla violazione del divieto di compensazione in presenza di debiti definitivamente scaduti, segue una linea molto più rigorosa attraverso alcune esemplificazioni che suscitano più di una perplessità. La prima ipotesi è quella di un debito definitivo pari al credito compensato per un importo di 25 euro. In questo caso, evidentemente, essendo i due parametri identici, la sanzione è pari alla metà e dunque ammonta a 12.500 euro. I successivi esempi, invece, fanno comprendere come il riferimento per la determinazione della sanzione è costituito, in ogni caso, dall'importo a debito e il limite del credito compensato rileva, di fatto, quando il credito utilizzato è inferiore alla metà del debito.

Si afferma, infatti, che: nel caso di credito utilizzato per 18 mila euro e debito per 25 mila euro, la sanzione è comunque pari a 12.500 euro, pari cioè alla metà del debito e comunque inferiore al credito utilizzato in compensazione; nel caso di credito utilizzato per 25 euro e debito per 70 mila euro, la sanzione è pari all'intero ammontare del credito in quanto inferiore alla metà del debito. Dunque, in base a quanto spiegato nella circolare, il sistema di compensazione in violazione del sistema introdotto dall'articolo 31 del decreto legge n. 78 del 2010 assume sempre come riferimento sanzionatorio la metà del debito definitivo. Pertanto, potrebbe anche sembrare inutile il riferimento al limite del credito compensato in quanto, evidentemente, in caso di compensazione ordinaria, la massima contestazione che può essere formulata è quella correlata proprio all'importo del credito utilizzato in modo «indebito». Di fatto, dunque, la violazione di specie viene assimilata ad una compensazione indebita che si abbina al principio che, in virtù della esistenza di un debito definitivo, blocca in assoluto il sistema di compensazione di cui all'articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997. Diviene dunque poco «consolante» pensare al fatto che la sanzione di specie possa comunque essere oggetto di definizione agevolata ai sensi degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo n. 472 del 1997.

L'intreccio con il sistema di accertamenti esecutivi. Una particolare riflessione, alla luce della interpretazione fornita dall'amministrazione finanziaria deve essere formulata combinando le previsioni contenute nell'articolo 29 del decreto legge n. 78 del 2010 con quelle di cui all'articolo 31 del medesimo decreto in materia di accertamenti esecutivi, sistema in vigore dalle notifiche degli atti a far data dal prossimo 1° luglio con riferimento agli accertamenti afferenti i periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2007 e successivi. Con la eliminazione della cartella esattoriale, è evidente che il debito transitato nell'avviso di accertamento, al decorso dei 60 giorni, diverrà definitivo e in caso di impugnazione dell'atto, sarà comunque dovuta la metà dell'imposta accertata ai sensi dell'articolo 15 del dpr n. 602 del 1973. Laddove dunque il contribuente abbia a disposizione dei crediti erariali magari formatisi successivamente e in modo legittimo rispetto al periodo di imposta accertato, la compensazione dei debiti ordinari del periodo di imposta potrà avvenire nel caso in cui l'avviso di accertamento sia stato sospeso ovvero sia stato oggetto di impugnativa. Ma, in tale ultima ipotesi, come chiarito dall'Agenzia delle entrate, l'avvenuta compensazione sarà di fatto sotto monitoraggio in quanto, in caso di soccombenza le compensazioni nel frattempo effettuate diverranno sanzionabili.

vota