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Facebook, il fisco chiede amicizia

del 15/03/2011
di: di Gabriele Frontoni
Facebook, il fisco chiede amicizia
L'Agenzia delle entrate sbarca su Facebook. Entro una settimana, gli agenti tributari inizieranno a servirsi dei social network negli accertamenti per il contrasto all'evasione. La rivoluzione telematica del Fisco italiano è stata annunciata ieri dal direttore vicario dell'Agenzia, Marco Di Capua, che ha confermato quanto anticipato da ItaliaOggi del 2/11/2010 (si veda anche ItaliaOggi dell'11/3/2011 e l'approfondimento su ItaliaOggi Sette in edicola per tutta la settimana). «Per necessità abbiamo puntato prima di altri sull'innovazione tecnologica», ha spiegato Di Capua. «Al di là della figura un po' mitica da Grande fratello, c'è attenzione al reddito consumato e ogni strumento che possa condurre ad avere informazioni, viene utilizzato, si chiami Facebook o sia un registro o l'iscrizione a un circolo esclusivo», ha spiegato il numero due dell'Agenzia delle entrate. «L'ottica rimane quella di focalizzare l'attenzione su come il soggetto spende. Non per il fatto che spende ma per vedere se ha dichiarato». Secondo Di Capua, dunque, i social network saranno utilizzati d'ora in avanti come strumenti di accertamento ma anche per instaurare un nuovo dialogo con i cittadini, puntando ad aprire una sorta di sportello online. L'ingresso delle fonti aperte nelle indagini degli 007 del Fisco, tuttavia, non è cosa di oggi. Gli accertamenti degli investigatori fiscali si sono orientati negli ultimi anni verso input non convenzionali, capaci di mettere il Fisco sulle tracce degli evasori. Si è iniziato con i giornali locali e le chiacchiere da bar. Fino ad arrivare a strumenti più sofisticati, degni del nuovo millennio, come Facebook, LinkedIn o Twitter. È in questo scenario che l'Agenzia delle entrate ha deciso di accendere i riflettori sul web, andando a scandagliare i profili degli utenti italiani iscritti ai social network nella speranza di scovare qualche traccia capace di instradare gli 007 sulla pista giusta per portare alla luce capitali mai dichiarati. Non si tratta, tuttavia, di una novità, se è vero che la circolare 1/2008 della Guardia di finanza, stabiliva già tre anni fa che l'attività di intelligence doveva essere compiuta attraverso una «sistematica ricognizione di tutte le fonti aperte che riguardano il contesto territoriale» come organi di informazione, e siti internet. Un po' come succede in tutti i Paesi più avanzati, dagli Usa al Belgio, dal Giappone al Regno Unito dove l'utilizzo di internet in tutte le sue declinazioni per stanare gli evasori è diventato prassi già da alcuni anni. Con risultati davvero invidiabili.
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