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Incentivi alla concorrenza

del 12/03/2011
di: di Pamela Giufrè
Incentivi alla concorrenza
Una rete informativa a livello comunitario attraverso la quale divulgare tutte le informazioni utili in merito alle procedure di riconoscimento contenute nella direttiva 36/2005/Ce, cosiddetta Qualifiche, anche per superare le differenze linguistiche; il rilancio delle piattaforme comuni piuttosto che l'abbandono di questa disposizione, e solo conseguentemente, l'introduzione delle tessere professionali. Poi, ancora, non prevedere tirocini triennali di formazione, in quanto ostacolano la mobilità professionale ma, al contrario, come la direttiva stabilisce, elaborare codici di condotta su scala europea per l'incentivazione dei tirocini di adattamento.

Necessario inoltre snellire il sistema professionale regolamentato per evitare il rischio di frammentare il mercato europeo vista l'ampia gamma; opportuno il mantenimento e l'ammodernamento del regime sul riconoscimento automatico, e indispensabile tenere in maggiore considerazione lo sviluppo professionale continuo; assolutamente giusta poi la previsione di estendere la rete Imi per rafforzare la fiducia tra gli stati membri; e infine condivisibile la necessità di imporre un obbligo di allerta per quelle professioni che incidono sui diritti di rango costituzionale, quali le professioni del settore sanitario.

Queste alcune delle osservazioni e dei suggerimenti che la Lapet ha fatto pervenire lo scorso lunedì 7 marzo 2011 alla Direzione generale del mercato interno della Commissione europea condividendo, o contestando, dal suo punto di vista, quanto riferito nel Documento di consultazione. Pur sapendo che il testo reso disponibile dallo scorso 7 gennaio 2011, è «un documento di lavoro redatto a scopo di consultazione e discussione e non presenta posizioni o proposte formali né intende condizionare il contenuto della direttiva». In ogni caso il punto di partenza della Lapet è stato proprio questo documento che il centro studi dell'associazione nazionale dei tributaristi presieduta da Roberto Falcone ha valutato con attenzione. Così, alla fine dell'analisi, il presidente ha risposto alle 30 domande che la Commissione ha sottoposto ai rappresentanti delle professioni nell'ambito della consultazione pubblica sulla direttiva per il Reciproco riconoscimento delle Qualifiche professionali, la già citata 2005/36/Ce. Consultazione indispensabile per la corretta applicazione della direttiva e per un aggiornamento costante e continuo della stessa ai fini di un suo efficiente ed efficace funzionamento pratico.

In particolare, attraverso le trenta domande alle quali la Lapet ha risposto prima del termine previsto, ovvero il 15 marzo 2011, la Commissione europea vuole valutare lo stato di attuazione del provvedimento nei singoli Paesi dell'Europa e, a tal proposito, considera utile la consultazione attraverso la voce diretta delle organizzazioni delle professioni coinvolte nel provvedimento, alle quali chiede anche suggerimenti per modificare la direttiva.

I tributaristi della Lapet stanno seguendo con attenzione ogni singola tappa di questa consultazione, cominciata lo scorso 7 gennaio, ritenendo necessaria una revisione della direttiva nel contesto attuale in cui la mobilità dei servizi professionali, obiettivo prioritario della 36/2005/Ce, è ancora troppo limitata e i lavoratori altamente qualificati non rappresentano adeguatamente quel fattore di crescita che di fatto dovrebbero essere per gli stati membri. In questo senso, la semplificazione della direttiva è una sfida che la Commissione europea lancia. La prima sfida, dopo la quale ci sono quella di integrare le professioni all'interno del mercato unico e quella di aumentare la fiducia reciproca tra i Paesi dell'Ue, soprattutto nell'attuale formazione a 27.

E i risultati di questa consultazione, che dimostreranno se le sfide si possono vincere, sono attesi per il prossimo autunno, quando saranno pubblicati in un Libro Verde che terrà conto delle indicazioni delle professioni quale punto di partenza per definire nei minimi dettagli la revisione della direttiva Qualifiche in programma per il 2012.

Tra le diverse osservazioni della Lapet, maggiormente degne di attenzione, quelle relative alle piattaforme europee.

«Riteniamo fondamentale il rilancio delle piattaforme europee», ha fatto sapere alla Commissione il presidente Falcone, «che sono ancora poco utilizzate pur essendo a nostro parere determinanti per favorire la libera circolazione dei professionisti e per garantire allo stesso tempo adeguati livelli di qualificazione professionale».

Nel suo documento, d'altronde, la stessa Commissione europea riconosce che la mobilità all'interno dell'Ue resta ancora limitata. Nel 2009, infatti, solo il 2,4% della popolazione europea viveva in un Paese diverso da quello di origine.

La Lapet ha focalizzato la sua attenzione sull'importanza delle piattaforme comuni sia per le professioni regolamentate che per le non regolamentate. Per queste ultime è ora anche più che mai urgente a livello nazionale il definitivo inserimento delle associazioni che ne hanno i requisiti nell'elenco delle organizzazioni abilitate a partecipare ai tavoli Ue, come previsto dall'articolo 26 del decreto legislativo 206 del 2007 che ha recepito la direttiva Qualifiche. A livello comunitario, invece, per le professioni non regolamentate, che non sono regolate da apposite norme di legge, le piattaforme comuni potrebbero servire a definire i requisiti standard, soprattutto dal punto di vista dei titoli di studio e più in generale della qualificazione professionale, che il professionista dovrebbe dimostrare di possedere per esercitare nel territorio comunitario. Ed è necessario rilanciare le piattaforme comuni anche per le professioni regolamentate. «Per quelle professioni per le quali l'accesso e l'esercizio delle relative attività sono specificatamente regolate da norme di legge», ha spiegato Roberto Falcone, «le piattaforme dovrebbero servire ad individuare l'insieme dei criteri delle qualifiche professionali in grado di colmare le differenze sostanziali individuate tra i requisiti in materia di formazione esistenti nei diversi stati membri per una determinata professione. Questo eviterebbe, o limiterebbe l'applicazione di misure compensative quali prove attitudinali, tirocini di adattamento, richieste di livelli minimi di pratica professionale, in grado di precludere o condizionare il libero svolgimento dell'attività lavorativa dei professionisti in ambito comunitario».

E, a proposito delle misure compensative, la Lapet pensa che «potranno costituire un deterrente per la libera circolazione». Al posto delle stesse i tributaristi preferiscono la formazione regolamentata, una sintesi di tutti i programmi di formazione pertinenti e ufficialmente attestati e riconosciuti come tali da parte dello stato membro di origine del professionista migrante.

«Siamo certi che la consultazione contribuirà a dare maggiore slancio a tutti quegli interventi opportuni che efficacemente possano garantire gli obiettivi di mobilità», conclude il presidente della Lapet, «e per questo ci auguriamo che le nostre osservazioni trovino effettivamente riscontro nell'ambito della revisione della direttiva, che da sempre consideriamo un provvedimento fondamentale per poter sfruttare al meglio le potenzialità offerte dal mercato unico».

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