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La pensione dell'Inpdap

del 12/03/2011
di: Simona D'Alessio
La pensione dell'Inpdap
Un sospiro di sollievo per 1 milione e 300 mila italiani che, a causa di un doppio colpo di forbice assestato dal ministro Roberto Calderoli, avrebbero incontrato qualche difficoltà nell'ottenere la propria pensione dall'Inpdap.

Nelle pieghe del Milleproroghe, varato definitivamente dal Parlamento il 26 febbraio scorso, si annidava, infatti, il ripristino di due provvedimenti che erano finiti nel dicembre 2010 sotto l'affilatissima ghigliottina del decreto legislativo 212, il cosiddetto taglia-leggi, voluto dal ministro per la semplificazione normativa: si tratta del 379 del 1955 e del 965 del 1965 che, spiega a ItaliaOggi Giorgio Fiorino, dirigente centrale della previdenza dell'ente pensionistico dei dipendenti della pubblica amministrazione, «da un lato regolavano disposizioni ordinamentali di ex istituti di previdenza, dall'altro contenevano norme per il calcolo» contributivo. In verità, in buona parte le due leggi erano già state superate, eccezion fatta per alcuni articoli specifici (in particolare, nella 379 si trattava del 7 e dell'8, relativi alla inabilità a proficuo lavoro, previo accertamento medico di non essere in grado di svolgere più determinate funzioni, per poter successivamente accedere alla pensione di privilegio per infermità per causa di servizio, ndr) che «non hanno trovato recepimento in altre successive normative» in oltre mezzo secolo, dunque si rendeva necessario sottrarle a morte (legislativa) certa. Fiorino racconta come, avuta notizia dell'eliminazione dei testi da parte dell'esponente leghista, l'Inpdap abbia immediatamente bussato alla porta del ministero del welfare: nel taglia-leggi «era sì previsto un meccanismo di recupero, tuttavia siamo soddisfatti che si sia posto pieno rimedio con il varo del decreto milleproroghe», attraverso la presentazione, da parte di Maurizio Castro, senatore del Pdl molto vicino a Maurizio Sacconi, di due emendamenti ad hoc. Un ripristino opportuno per «la certezza del diritto», al di là dell'opportunità che l'istituto avrebbe potuto vantare di appellarsi a criteri interpretativi sussidiari, di cui sta beneficiando una platea di iscritti di non poco conto. Tutto è bene quel che finisce bene, infatti l'Inpdap non polemizza con Calderoli, ma semplicemente accoglie con compiacimento il ritrovamento della facoltà di erogare le pensioni. Senza alcuna (inutile) complicazione.

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