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Concorsi, si cambia

del 12/03/2011
di: di Benedetta Pacelli
Concorsi, si cambia
Un altro tassello si aggiunge alla riforma dell'università. È quello di revisione dei settori scientifico-disciplinari. Che saranno raggruppamenti per materia simili in macroaree. Ciò al fine di aggregare più docenti chiamati a valutare gli aspiranti alla cattedra. La nuova disciplina è contenuta in una bozza di decreto ministeriale, di attuazione della legge 240/10, che ItaliaOggi è in grado di anticipare e che rappresenta il secondo passaggio delle regole per salire in cattedra. Dopo il primo dei provvedimenti attuativi (si veda IO del 19/1/2011)relativo alle procedure per conseguire l'abilitazione manca, infatti, sta per arrivare il secondo dm in commento. E ne arriverà un terzo (solo per il capitolo reclutamento) con i parametri di produzione scientifica per presentarsi ai concorsi da ricercatore e gli indicatori di qualità per accedere ai ruoli della docenza. Nel progetto di revisione la classificazione del sapere e, quindi, dei docenti sarà praticamente dimezzata. Una sforbiciata che, secondo le intenzioni ministeriali, dovrebbe non solo eliminare quei settori che non possono in generale costituire comunità scientifiche autosufficienti, ma anche puntare a evitare che cordate ristrette abbiano troppo potere. Dai 370 attuali settori scientifico disciplinari si arriverà quindi a circa 190 settori concorsuali con 50 macrosettori. In sostanza d'ora in poi i concorsi per conseguire l'abilitazione nazionale si terranno in determinati «settori concorsuali», ognuno dei quali dovrà garantire un minimo di 30 ordinari per costituirsi come settore concorsuale e avere una totale autonomia nella composizione delle commissioni. Chi non raggiungerà questa numerosità sarà costretto ad aggregarsi ad altri settori oppure a partecipare nelle commissioni all'interno del macrosettore. La verifica della numerosità sarà effettuata ogni anno, 60 giorni prima che il ministero dell'università bandisce il concorso nazionale per l'abilitazione. Il tutto servirà non solo a garantire congruità tra le esigenze didattiche e di ricerca, ma anche ad allargare la platea di giudici e di giudicati in sede concorsuale, sia per il reclutamento che per le progressioni di carriera. Una quadratura del cerchio non facile per gli atenei visto che il mondo accademico è composto di settori scientifico-disciplinari privi di professori associati, o addirittura di ordinari e di ricercatori che, come è ovvio, non possono essere valutati, così come settori più numerosi composti però non solo da professori ordinari ma da cosiddetti docenti straordinari, vincitori di concorso ma in attesa per tre anni di conferma. Ogni docente che, per motivi di interessi di ricerca, vuole cambiare settore scientifico disciplinare lo può fare, non prima però di avere avuto il via libera del Cun. Per i settori concorsuali per i quali è prevista «la corrispondenza univoca con i settori scientifico-disciplinari, il rettore provvede all'inquadramento dei professori di I fascia nei settori concorsuali con appositi decreti ricognitivi». Per i settori concorsuali per i quali invece la corrispondenza non è univoca l'inquadramento è disposto a domanda dell'interessato da presentare al rettore.
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