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Un manifesto sulla sicurezza

del 11/03/2011
di: La Redazione
Un manifesto sulla sicurezza
Innovazione, semplificazione e competenza. La nuova sicurezza nasce da qui. È da questi tre capisaldi, spiega il presidente del Cnpi Giuseppe Jogna, che si gioca l'intera partita in tema di sicurezza. Ed è proprio da qui che, i periti industriali il prossimo 19 Marzo a Torino, in occasione delle celebrazioni organizzate per i 150 anni dell'Unità d'Italia, presenteranno un «Manifesto della sicurezza» messo a punto insieme al Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Domanda. Presidente perché un manifesto sulla sicurezza?

Risposta. Intanto perché i periti industriali hanno nel proprio questo tema nel dna e mettono quotidianamente a disposizione le proprie specifiche competenze tecniche per incidere positivamente in tutti gli ambiti. Ma in questa occasione non si parlerà di sicurezza in senso astratto, ma si arriverà a una proposta concreta: sottoscriveremo con il Corpo nazionale dei vigili del fuoco un Manifesto sulla sicurezza, che assume il simbolo di una precisa assunzione di responsabilità reciproca.

D. Qual è la vostra proposta?

R. Dare il via in concreto a una nuova stagione sulla sicurezza nel nostro paese. Se le normative in tema sono obsolete dobbiamo innovarle e, se necessario, anche cambiare verso una maggiore semplificazione. Va da sé che tutto questo dovrà essere accompagnato da competenze adeguate. Il che vuol dire non riconoscere a chiunque la possibilità di intervenire in determinati settori senza averne le competenze adeguate. Noi periti industriali abbiamo le carte in regola per intervenire in questo senso.

D. Ma non solo sicurezza al centro dei lavori...

R. Infatti, perché il giorno precedente si terrà la 55esima assemblea dei presidenti.

D. Quali i temi oggetto di discussione?

R. La riforma delle professioni il primo all'ordine del giorno. Sappiamo in tal senso che la commissione giustizia fisserà un termine per presentare gli emendamenti al testo di base di riforma depositato nella stessa commissione. Questo vuol dire che qualcosa torna a muoversi.

D. Alla luce dell'attuale quadro politico, ritiene davvero si possa ancora parlare di urgenza per la riforma delle professioni?

R. Non sono gli ordini a poter dire se la riforma è urgente oppure no. Noi ci crediamo, ci abbiamo lavorato e confidiamo ancora che la politica, dopo aver superato questa fase di stallo, faccia la sua parte. Accanto alla riforma delle professioni, poi, vorrei presentare all'attenzione dei presidenti la nuova opportunità offerta della mediazione civile. Vogliamo fare sapere a tutti i nostri iscritti di essere pronti per partire sia con una Camera di conciliazione ad hoc che potrà essere un punto di riferimento per tutti i periti industriali, sia con i corsi di formazione adeguati. Del resto è un'opportunità che i periti industriali, in relazione alla specializzazione e in alcuni settori specifici, potranno svolgere con grande competenza.

D. C'è poi il tema della formazione continua e del modello organizzativo della professione. Quali le novità per la formazione continua?

R. Il punto di partenza è semplice: in un mondo in continuo cambiamento come quello in cui ci troviamo ad operare, il tema della formazione e dell'aggiornamento sono cruciali. Nessun professionista serio che eserciti la professione con rigore e competenza può tirarsi fuori. Se, però, l'obbligatorietà di tale formazione, è difficile da conciliare con l'esercizio quotidiano della professione, allora l'ipotesi potrebbe essere quella di modificarne le norme e prevedere che questa possa essere integrata da una documentazione specifica di un'attività professionale svolta a un certo livello.

D. E chi potrà stabilire se è davvero di qualità?

R. Solo un soggetto terzo potrà farlo. Questo dovrà attestare e certificarne la qualità.

D. Cosa intende invece per modello organizzativo della professione?

R. Una cosa sola: se l'organizzazione della professione non va verso un sistema associativo o societario multidisciplinare probabilmente per i giovani non ci sarà futuro.

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