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Saglia: in Corte di giustizia contro il brevetto trilingue

del 11/03/2011
di: La Redazione
Saglia: in Corte di giustizia contro il brevetto trilingue
«Impugneremo l'atto del Consiglio europeo dinanzi alla Corte di Giustizia. Daremo battaglia alla cooperazione rafforzata e al regime trilinguistico, che si vuole imporre e che avvantaggia solo alcuni paesi a danno di altri». Parola del sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, che ieri, dopo il sì di Bruxelles al varo del brevetto unico trilingue, ha subito annunciato ricorso. L'Italia, assieme alla Spagna, è contro la creazione di un regime trilinguistico (inglese, francese e tedesco) per la stesura delle domande di brevetto unico europeo. I due stati, però, sono in netta minoranza, visto che ieri il consiglio competitività ha dato il suo imprimatur a proseguire sulla strada della cooperazione rafforzata per 25 stati membri dell'Unione (da ultimo, si veda ItaliaOggi di ieri). «L'autorizzazione», spiega il sottosegretario, «è passata con una cooperazione rafforzata tra 25 stati europei ed esclude la contrarietà di Italia e Spagna che si sono opposte non al brevetto ma a un principio di discriminazione linguistica. Infatti, per le decisioni sul regime linguistico occorre l'unanimità degli stati membri, come previsto dal Trattato». Quindi, il sottosegretario aggiunge: «L'Italia ha sempre riconosciuto l'importanza di un brevetto unico europeo che favorisca l'innovazione e la competitività. La formula trilinguistica introduce un vantaggio per alcune imprese a scapito di altre. Inoltre la decisione espressa martedì dalla Corte di giustizia sull'inammissibilità di una giurisdizione unitaria europea fa cadere uno dei pilastri del disegno di brevetto dell'Ue». I giudici del Lussemburgo, dietro richiesta del consiglio europeo, hanno infatti espresso un parere sulla coerenza o meno dell'istituendo tribunale dei brevetti europei e comunitari; il parere, vincolante, ha bocciato il nuovo tribunale, considerato in contrasto con le norme Ue, anche perché andrebbe a violare le competenze attribuite in materia alle istituzioni europee e agli stati membri.
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