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La rateazione doc libera la compensazione

del 11/03/2011
di: Alessandro Pratesi e Fabrizio G. Poggiani
La rateazione doc libera la compensazione
Con riferimento al divieto di compensazione in presenza di debiti erariali scaduti e non onorati, solo una rateazione assistita da garanzia potrebbe «liberare» (il condizionale è d'obbligo) la stessa compensazione. In difetto, tale procedura non appare praticabile, considerato che anche il mancato pagamento di una sola delle rate determinerebbe automaticamente una situazione di inadempimento e pesanti conseguenze per i contribuenti, a causa dell'indebito utilizzo degli importi.

Questo è quanto emerge dalla lettura delle disposizioni dell'art. 31, comma 1, dl n. 78/2010, convertito con modificazioni nella legge n. 122/2010 e del decreto ministeriale dello scorso 10 febbraio, sulla compensazione dei ruoli, recentemente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

La questione riguarda la preclusione all'autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi. La norma dispone che, con decorrenza dall'1/1/2011, la compensazione dei crediti ex art. 17, comma 1, dlgs 241/97, relativi alle imposte erariali, è vietata fino a concorrenza dell'importo dei debiti, di ammontare superiore a euro 1.500,00, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, e per i quali è scaduto il termine di pagamento. In caso di inosservanza del divieto prescritto, si renda applicabile la sanzione pari al 50% dell'importo dei debiti iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, e per i quali è scaduto il termine di pagamento, fino a concorrenza dell'ammontare indebitamente compensato. La sanzione non può essere comminata fino al momento in cui sull'iscrizione a ruolo penda contestazione giudiziale o amministrativa e, in ogni caso, detta sanzione non può eccedere il 50% di quanto indebitamente compensato (la formulazione originaria della norma si limitava a prevedere una sanzione pari al 50% dell'importo indebitamente compensato). Nel caso di pendenza di contestazione, i termini di decadenza e prescrizione degli atti relativi alle sanzioni, disciplinati dall'art. 20, dlgs n. 472/1997, decorrono dal giorno successivo alla data della definizione della contestazione stessa. La norma conclude affermando che è comunque ammesso il pagamento, anche parziale, delle somme iscritte a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, mediante la compensazione dei crediti relativi alle stesse imposte, con le modalità stabilite con apposito decreto ministeriale.

La relazione illustrativa del provvedimento omette di esaminare il tema del debito iscritto a ruolo e per il quale sia stata concessa la dilazione di pagamento, con la conseguenza che non appare assolutamente chiaro se tale fattispecie possa essere ricondotta nell'ambito dei debiti scaduti. La relazione, in particolare, afferma che «la vigente normativa […] dà ampia facoltà al contribuente di compensare i crediti ed i debiti per imposte risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche. Tale facoltà può essere esercitata anche se, come frequentemente accade, il contribuente ha, oltre ai debiti compensabili, altri debiti per imposte iscritti a ruolo a titolo definitivo. Ciò genera l'incongrua conseguenza di consentire la compensazione immediata (e dunque il mancato versamento delle imposte dovute) a chi è nel contempo debitore di altri importi iscritti a ruolo, anche di considerevole ammontare e risalenti nel tempo, e che si ostina a non pagare, costringendo gli organi della riscossione a defatiganti attività esecutive, spesso vanificate da deliberate spoliazioni preventive del patrimonio del debitore»... Dunque, per effetto della norma (ora modificata, nda) in esame, il contribuente non può operare la compensazione dei crediti ove gli siano state notificate cartelle per imposte erariali e sia scaduto il termine di pagamento (senza l'intervento di una sospensione).

Appare evidente la totale assenza di riferimento al ruolo oggetto di dilazione, carenza non colmata dall'Agenzia delle entrate con il comunicato stampa del 14/1/2011, né dalla successiva circolare 4/2011 né, infine, dal successivo dm 10/2/2011.

La vicenda non è di poco conto. Si potrebbe sostenere, per adesione a quanto previsto per la sospensione della riscossione, che il divieto di compensazione non sia operante neppure in presenza di pagamento frazionato. Tale conclusione, tuttavia, non appare del tutto rassicurante: da un lato, infatti, stante il silenzio normativo, è da presumere una diversa posizione degli uffici, alla ricerca sistematica di recuperi d'imposta; per altri versi, se è ragionevole presumere che una rateazione assistita da garanzia potrebbe «liberare» la compensazione, diversa appare la situazione ove tale prestazione accessoria sia mancante. Senza dimenticare, oltretutto, che il mancato pagamento di una delle rate determinerebbe automaticamente una situazione di inadempimento, con effetti pesanti sugli importi indebitamente compensati. In sostanza, un debito rateizzato sembra presupporre, fino alla sua integrale estinzione ed in assenza di garanzia, un'indisponibilità dei crediti erariali da utilizzare in compensazione.

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