Consulenza o Preventivo Gratuito

Archivi Vies: in 500 mila superano l'esame

del 11/03/2011
di: Cristina Bartelli
Archivi Vies: in 500 mila superano l'esame
La pulizia degli archivi Vies (Vat information exchange system) effettuata dall'Agenzia delle entrate, fino al 28 febbraio, è stata una vera e propria deforestazione. Dei 5 milioni circa di partita Iva iscritte nel registro risultano cancellate 4,5 milioni di posizioni. Sono 500 mila infatti quelli che hanno superato l'esame dell'operatività con partner commerciali intra Ue. Per essere cancellate d'ufficio questi soggetti non hanno compiuto con l'estero, in due anni alcun tipo di operazione di scambio. Attualmente gli uffici locali dell'Agenzia delle entrate stanno procedendo alla disamina delle domande cartacee, che sono state recapitate o a mano o tramite raccomandata, da chi invece richiede l'iscrizione al Vies.

Secondo quanto risulta a ItaliaOggi alla conclusione di tutto questo processo di censimento di nuove e vecchie partite Iva risulteranno presenti nella banca dati delle partite Iva comunitarie circa un milione di soggetti.

E mentre il lavoro di informatizzazione dei dati cartacei continua, non accenna a diminuire la preoccupazione da parte delle pmi per un'eventuale blocco di fatto delle attività di export. Chi non risulta scritto al Vies (vuoi perché cancellato, vuoi perché in attesa di essere inserito), infatti, non può concludere operazioni con partner commerciali comunitari. Per ora infatti, la partita Iva che ha presentato iscrizione manualmente o tramite raccomandata all'ufficio, e che non ha ricevuto diniego entro i 30 giorni, sarebbe costretta a operare con un'autorizzazione che non risulta formalizzata nell'archivio Vies fino a quando non sarà lavorata dall'ufficio. In questa condizione, il partner comunitario, che interroga l'archivio, riscontrerebbe la non validità della posizione.

E si moltiplicano i casi di imprese che si ritrovano cancellati dagli elenchi senza avere i presupposti per la cancellazione.

«Proprio in questi giorni, le operazioni di “pulizia” dell'elenco Vies effettuate dall'Agenzia delle entrate, stanno creando dei seri problemi alle imprese. Infatti, da segnalazioni pervenuteci da più province», conferma Claudio Carpentieri, responsabile fiscale della Cna, «ci sono delle ipotesi di cancellazioni dall'elenco senza i presupposti, ovvero anche errori nella indicazioni del momento di attribuzione delle partite Iva, che stanno mettendo in difficoltà proprio le imprese che riescono a cogliere la ripresa economica operando con gli altri paesi della Ue».

Per non parlare di problemi più legati ai software e all'informatica. «Oltre a questo aspetto», continua Carpentieri, «probabilmente per un retaggio passato, la risposta che restituisce il sito dell'Agenzia dell'entrate alla digitazione di una partita Iva di un soggetto escluso dall'elenco Vies, sta creando dei problemi anche nei rapporti commerciali tra imprese italiane. Il sistema, infatti, in tali ipotesi indica “CODICE IVA NON ATTRIBUITO”. Ovviamente, questa espressione viene letta dagli interlocutori come se l'impresa non fosse proprio in attività».

In questo caso, però, la soluzione sembra essere arrivata: «Segnalata la cosa all'Agenzia delle entrate giusto l'8 marzo», racconta Carpentieri, «la risposta devo dire è stata immediata. Adesso, infatti, il sistema indica “CODICE IVA NON VALIDO/NON CORRETTO”».

Di una situazione a macchia di leopardo parla Andrea Trevisani, rappresentante fiscale di Confartigianato. «Le nostre strutture territoriali ci segnalano uffici che hanno immediatamente evaso le istanze presentate dalle imprese mentre altri rispondono con tempi di lavorazione più dilatati». E Trevisani ribadisce (si veda ItaliaOggi del 4/3/2011) la necessità di avere presto un documento di prassi interpretativa per risolvere le questioni in sospeso. «È importante che l'Agenzia chiarisca che cosa succede nel periodo che va dalla data di presentazione dell'istanza sino al caricamento della posizione dell'impresa sul Vies. A tal riguardo vanno ricercate soluzioni in grado di conciliare le esigenze di controllo e di contrasto alle frodi con quelle degli operatori che non possono permettersi, in un mercato iperconcorrenziale, di rimandare l'evasione di ordini. Sarebbe stato utile», propone Trevisani, «nell'ottica che sta ultimamente ispirando la pubblica amministrazione (esempio Scia), concedere la possibilità di operare in ambito comunitario immediatamente dopo la richiesta del contribuente e prevedere l'irrogazione di successive, anche pesanti, sanzioni nei caso di abusi».

vota